Maggio 1990, Palermo. C’era il caldo dell’estate che avanzava e la nostra agenzia fotografica, lo Studio Camera, lavorava a pieno ritmo in quel mezzanino di Piazza Ungheria, proprio affacciato sul parcheggio.
A un certo punto, dal basso, sentiamo una voce inconfondibile strillare senza neanche citofonare: «Franco, Franco, scendi! Scendi che devo farti fare la riproduzione di una fotografia!». Era Francesco Viviano
”Vabbè, dai, sali tu che siamo solo all’ammezzato!” gli urlai di rimando dalla finestra.
Franco salì le scale d’un fiato e mi mise in mano una stampa. Mi disse testualmente: “fai una riproduzione e mandala immediatamente all’Ansa che devo restituire subito l’originale”
A quei tempi, tra fotoreporter e giornalisti di strada, si lavorava così: fiducia cieca, zero domande inutili e velocità assoluta. Feci la riproduzione in camera oscura e la portai subito in sella alla mia Vespa 50 special all’Ansa, in via Emerico Amari.
L’indomani la notizia esplose su tutti i quotidiani nazionali.
Quel ragazzo ritratto nella foto era Emanuele Piazza, nato a Palermo nel 1960. Un ex poliziotto entrato nel Sisde che, che da solo e nell’ombra, dava la caccia ai latitanti. Emanuele era scomparso nel nulla il 16 marzo, inghiottito dal buio della lupara bianca.
Soltanto in seguito si sarebbe scoperta la verità drammatica: un tranello teso dalla rete dei corleonesi, poi il rapimento, lo strangolamento e l’orrore del corpo squagliato nell’acido.
Mentre i servizi segreti dell’epoca cercavano di coprire tutto per non far trapelare nulla, fu la battaglia e la denuncia disperata del padre, l’avvocato Giustino Piazza, a romperne il silenzio. E quella fotografia diventò istantaneamente un’icona: il ritratto di un ragazzo solare, atletico, a casa sua a Sferracavallo, insieme alla sua amata scimmietta africana, al suo Rottweiler (e a quel pitone che teneva in casa). Il volto pulito di un giovane che ha sacrificato la propria vita per mettere i mafiosi in galera.
Riguardare questo scatto oggi fa un certo effetto. Mi riporta dritto a un’epoca di giornalismo artigianale, romantico e spietato, dove le notizie si inseguivano sul campo e le fotografie avevano il potere di rompere i muri d’omertà.
Un omaggio a Emanuele Piazza e un abbraccio al grande Francesco Viviano: un gigante del giornalismo d’inchiesta, uno “scopritore di notizie” con un fiuto unico, oggi meritatamente in pensione ma con il cuore e la testa sempre sulla notizia.
Noi c’eravamo, e con le nostre macchine fotografiche abbiamo dato un piccolo contributo a raccontare la Storia.
