Da fotoreporter ho visto e documentato centinaia e centinaia di commemorazioni in questa città. Ho visto la rabbia, il dolore, l’unione e poi ho visto arrivare le spaccature…
Guardando le cronache di questi giorni per le stragi del 23 maggio e del 19 luglio, il copione è sempre lo stesso: cortei divisi, piazze contrapposte, politici da una parte, movimenti sociali dall’altra, veti incrociati su chi ha il “diritto” di ricordare e chi no. La memoria ridotta a tifoseria, a giacche tirate da una parte o dall’altra.
Mentre constatavo tutto questo, ho avuto un forte senso di déjà-vu. Un film già visto esattamente quarant’anni fa. La fiaccolata per Dalla Chiesa.
Ve la ricordate? I più giovani sicuramente no, ma quelli che hanno 50 anni o più si. Era praticamente un’istituzione.
Nacque nel 1983 la fiaccolata per il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, esattamente un anno dopo che fu trucidato per mano mafiosa. Per anni è stata un appuntamento sentito, finché non è finita stritolata dalle stesse identiche dinamiche: divisioni nell’antimafia, strumentalizzazioni politiche, figli (come Nando e Rita) costretti a dissociarsi e a ricordare il padre altrove per sottrarlo ai canovacci di parte.
Risultato? Nel 1991 ci fu l’ultima fiaccolata. Questa foto che vedete l’ho scattata io proprio quell’ anno, testimone di un rito che stava per spegnersi per troppa politica e poca sostanza.
Dal 1992, anno terribile per la quasi vittoria della mafia contro lo Stato, per Dalla Chiesa si fa quello che si dovrebbe fare oggi per tutti i caduti: una semplice cerimonia, una corona di fiori istituzionale, una preghiera e soprattutto il rispetto del silenzio e della storia.
Forse è arrivato il momento di ammetterlo: se la memoria diventa una trincea ideologica dove fare polemica ogni anno, ha perso la sua funzione educativa e civile.
Spero davvero che si arrivi anche per Falcone e Borsellino a una pacificazione sobria e istituzionale, restituendo il ricordo al silenzio e al rispetto, prima che il rumore delle fazioni cancelli del tutto il senso del loro sacrificio.
