Dal caso Dalla Chiesa a Falcone e Borsellino: fermiamo la guerra delle commemorazioni

Articolo di Franco Lannino

Da fotoreporter ho visto e documentato centinaia e centinaia di commemorazioni in questa città. Ho visto la rabbia, il dolore, l’unione e poi ho visto arrivare le spaccature…

​Guardando le cronache di questi giorni per le stragi del 23 maggio e del 19 luglio, il copione è sempre lo stesso: cortei divisi, piazze contrapposte, politici da una parte, movimenti sociali dall’altra, veti incrociati su chi ha il “diritto” di ricordare e chi no. La memoria ridotta a tifoseria, a giacche tirate da una parte o dall’altra.

​Mentre constatavo tutto questo, ho avuto un forte senso di déjà-vu. Un film già visto esattamente quarant’anni fa. La fiaccolata per Dalla Chiesa.

Ve la ricordate? I più giovani sicuramente no, ma quelli che hanno 50 anni o più si. Era praticamente un’istituzione.

​Nacque nel 1983 la fiaccolata per il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, esattamente un anno dopo che fu trucidato per mano mafiosa. Per anni è stata un appuntamento sentito, finché non è finita stritolata dalle stesse identiche dinamiche: divisioni nell’antimafia, strumentalizzazioni politiche, figli (come Nando e Rita) costretti a dissociarsi e a ricordare il padre altrove per sottrarlo ai canovacci di parte.

​Risultato? Nel 1991 ci fu l’ultima fiaccolata. Questa foto che vedete l’ho scattata io proprio quell’ anno, testimone di un rito che stava per spegnersi per troppa politica e poca sostanza.

Dal 1992, anno terribile per la quasi vittoria della mafia contro lo Stato, per Dalla Chiesa si fa quello che si dovrebbe fare oggi per tutti i caduti: una semplice cerimonia, una corona di fiori istituzionale, una preghiera e soprattutto il rispetto del silenzio e della storia.

​Forse è arrivato il momento di ammetterlo: se la memoria diventa una trincea ideologica dove fare polemica ogni anno, ha perso la sua funzione educativa e civile.

Spero davvero che si arrivi anche per Falcone e Borsellino a una pacificazione sobria e istituzionale, restituendo il ricordo al silenzio e al rispetto, prima che il rumore delle fazioni cancelli del tutto il senso del loro sacrificio.

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