Donato Rotunno (1966) è un autore lussemburghese di origine italiana – nato da genitori lucani entrambi della provincia di Potenza -, laureato in Belgio e molto attivo come produttore, sceneggiatore e regista. Abbiamo visto con piacere su Rai 5 (disponibile anche su Rai Play) il suo terzo lungometraggio, intriso di contenuti biografici familiari, iscritto fuori concorso al Festival di Roma 2020 e partecipante agli Oscar come film straniero per il Lussemburgo. Io sto bene è puro cinema d’autore, scritto con trasporto da Rotunno e realizzato con misura, senso del cinema e rispetto per lo spettatore. La pellicola è girata in italiano – con qualche inflessione dialettale lucana – ma nel corso della storia si alternano (sottotitolate) la lingua francese, inglese e lussemburghese. Il regista racconta la storia dell’emigrante italiano Antonio (Carpentieri da vecchio, Lapice da giovane) facendo ricorso a un montaggio alternato molto comprensibile e a poetici flashback, per non parlare delle artistiche dissolvenze e di alcuni momenti che ricordano il cinema di Bergman, con l’attore protagonista che vede la scena del passato all’interno della narrazione. Antonio ha vissuto tutta la vita in Lussemburgo, dove negli anni Sessanta si era recato per lavorare, perché qui ha trovato Mady (Jung), la donna della sua vita, con la quale si è messo in proprio e ha aperto una piccola azienda. Antonio è in pensione, da alcuni mesi è morta sua moglie ed è rimasto solo, un giorno incontra Leo (Serraiocco) – una ragazza italiana problematica che vorrebbe lavorare nel mondo della musica come Video jokey – un incontro casuale che farà del bene a entrambi.
Io sto bene – sceneggiato con estrema cura, montato con rimandi al passato, fotografato in modo intenso e con toni cupi in ambienti lussemburghesi – racconta un incontro tra diverse culture, quella italiana del Sud (anni Sessanta) e la libera cultura nordica, tra matrimoni combinati al paese e voglia di fuga. Antonio riesce a superare la sua arretratezza dovuta a un passato fatto di abitudini, grazie a una compagna intraprendete, che lo sposa contro il volere della famiglia. Il film racconta i pregiudizi che seguivano gli emigranti e le definizioni negative che si accompagnavano alla parola italiano, al tempo stesso fa capire come i nostri connazionali non si adattassero al tipo di vita dei paesi dove si trovavano a lavorare. Colonna sonora ben fatta, a base di pezzi melodici (José Feliciano, Che sarà…) e frequenti connotazioni punk, visto che l’autore è Massimo Zamboni, leader storico dei CCCP. Interpreti molto bravi, su tutti il teatrale Renato Carpentieri nella parte del protagonista invecchiato che ripensa agli anni della gioventù e si cala nei problemi di una giovane italiana. Non è meno bravo il giovane Alessio Lapice come giovane emigrante lucano che semina errori sul sentiero della vita e che ha la fortuna di fare un incontro decisivo con la donna giusta.
Pellicola drammatica, intrisa di struggente nostalgia, che merita la visione. La trovate su Rai Play: https://www.raiplay.it/programmi/iostobene.
Regia: Donato Rotunno. Soggetto, Sceneggiatura, Montaggio: Donato Rotunno. Paesi di Produzione: Lussemburgo, Italia, Belgio, Germania. Anno: 2020. Durata: 94’. Genere: Drammatico. Case di Produzione: Tarantula Luxembourg, Tarantula Belgique, Vivo Film, Maxma Film. Interpreti: Renato Carpentieri (Antonio vecchio), Sara Serraiocco (Leo), Alessio Lapice (Antonio giovane), Marie Jung (Mady), Vittorio Nastri (Vito), Maziar Firouzi (Giuseppe), Luigi Di Razza (Rosario), Véronique Kinnen (Gina), Pitt Simon (Paul), Gabriel Boisante (Alan), Anita Pomario (Francesca), Jean-Paul Raths (signor Ries), Nicole Max (signora Ries), Jean-Paul Maes (medico), Tommy Schlesser (agente immobiliare), Marco Carpentieri (presentatore).
