“Le vele scarlatte”, una fiaba romantica che diventa storia di emancipazione femminile

Articolo di Gordiano Lupi

Ho visto tutto di Pietro Marcello, giovane autore casertano, da Bella e perduta (2015) a Duse (2025), passando per Martin Eden (2019), apprezzando la sua dote principale: una perfetta ricostruzioni di ambienti d’epoca. Le vele scarlatte è tra le cose migliori da lui dirette e sceneggiate, perché in una buona storia – il tono è da soap-opera di qualità -, inserisce messaggi importanti e introspezione psicologica dei personaggi. Alla base della scrittura filmica c’è il romanzo di Aleksandr Grin (1923) dal titolo quasi identico (Vele scarlatte). L’azione si svolge nelle campagne della Francia del Nord, primo dopoguerra, dove Juliette (Jouan) – orfana di madre – cresce con il padre Raphaёl (Thiéry) e la vicina di casa Adeline (Lvovsky) che ha una figlia della stessa età. Quando torna dalla guerra il padre viene a sapere che la moglie Marie è morta dopo aver subito una violenza carnale e questo brutto ricordo lo porta a vivere ai margini del paese. Juliette cresce sognatrice, un giorno si vede predire da una maga (Moreau) che quando vedrà le vele scarlatte arriverà il momento di abbandonare le campagne della Normandia. L’incontro con un aviatore contrabbandiere come Jean (Garrel) e la morte del padre rappresentano il metaforico momento di passaggio dall’amore paterno all’amore della vita. Una fiaba romantica che diventa storia di emancipazione femminile, racconto contro ogni tipo di violenza, soprattutto contro chi crede che sia lecito appropriarsi con la forza di un corpo femminile. Vediamo anche che le colpe dei padri ricadono sui figli, perché il rampollo del losco figuro che aveva violentato la madre a un certo punto vorrebbe fare la stessa cosa con Juliette, prontamente castigato dalla famiglia. Ottima la fotografia delle campagne francesi, con affascinanti tramonti, intricate foreste e romantico lungomare (Graziaplena). Ricostruzione ambientale e scenografica perfetta, tra costumi e spaccati paesani (Marti). Montaggio compassato, da cinema d’autore, in 99’ essenziali, che compone una storia d’amore a lieto fine ispirata alla magica profezia (Le Page / Maguolo). Regia accorta, sia per direzione di attori sia per movimenti di macchina, originali e ispirati. Presentato al 75esimo Festival di Cannes alla Quinzaine des Réalisateures, ben accolto dalla critica è stato un flop economico, visto il costo esorbitante (quasi sette milioni di euro) e un incasso modesto (poco più di centocinquantamila euro). Visto su Rai 5 in Prima TV (senza pubblicità). Reperibile su Rai Play.

Regia: Pietro Marcello. Soggetto: Aleksandr Grin (Vele scarlatte, romanzo). Sceneggiatura: Pietro Marcello, Maurizio Braucci, Maud Ameline. Fotografia: Marco Graziaplena. Montaggio: Carole Le Page, Andrea Maguolo. Musiche: Gabriel Yared. Scenografia: Christian Marti. Costumi: Pascaline Chavanne. Produttori: Charles Gilbert, Ilya Stewart, Michael Weber, Viola Fügen. Case di Produzione: CG Cinéma, Avventurosa, Rai Cinema, Match Factory Productions, Arte France Cinéma, Les Films du Losange. Distribuzione (Italia): 01 Distribution. Paesi di Produzione: Italia, Francia, Germania – 2022. Titolo Originale: L’Envol. Lingua Originale: Francese. Interpreti: Jouliette Jouan (Juliette), Raphaël Thiéry (Raphaël), Noémie Lvovsky (Adeline), Louis Garrel (Jean), Yolande Moreau (Yolande, la maga), Franҫois Négret (Fernand), Ernst Umhauer (Renaud).

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