Fare sport fa bene alla salute, ma per alcuni fa bene anche al conto in banca

Articolo di C. Alessandro Mauceri

“Men sana in corpore sano” affermava Giovenale nelle Satire. Una regola di vita per (quasi) tutti. Fare sport fa  bene alla salute, ma per alcuni fa bene anche al conto in banca. Da decenni è in atto la diatriba tra fautori dello sport dilettantistico (come quello di alcuni atleti olimpici) e quello professionistico. Tra i professionisti sono i calciatori a finire ogni anno sui giornali per i compensi da capogiro che ricevono. Eppure non sono loro gli sportivi più pagati al mondo. Secondo Forbes lo sportivo più pagato al mondo sarebbe Roger Federer: in barba al lockdown per il Covid -19, nell’ultimo anno avrebbe incassato la stratosferica somma di 106 milioni di dollari al lordo delle imposte.

A seguirlo due calciatori: Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, da anni ai primi posti di questa sconvolgente classifica: se potrebbe essere – forse – comprensibile guadagnare cifre simili per piloti di automobile o di moto o alcuni pugili che rischiano la propria vita ogni volta che gareggiano o si allenano, non è così per un tennista che ha giocato in un anno meno di una ventina di partite. O per un giocatore di golf come Tyger Woods e Rory McIlroy (anche loro hanno incassato compensi milionari e per cosa? per stare nel “green”). O per giocatori di basket (ce ne sono diversi tra i primi venti sportivi per compensi ricevuti nel 2020).

Tanto più che qui non si parla del “migliore in assoluto”: Federer non è l’unico giocatore di tennis ad avere incassato somme impressionanti nell’ultimo anno. Con lui anche Djokovic (tra sponsorizzazioni e premi avrebbe portato a casa poco meno di 50 milioni di dollari) e Nadal (poco meno). Subito dietro di loro le prime due tenniste Naomi Osaka e Serena Williams, intorno ai 35 milioni di dollari nell’ultimo anno. Ad impressionare, non sono solo le somme pagate dagli sponsor, ma i premi che i tennisti incassano per alcuni tornei.

Giusto per avere un’idea, al vincitore e alla vincitrice (perfetta parità tra i sessi) dell’US Open che si è appena concluso sono andati 2.539.263 di dollari ciascuno. Ai due finalisti quasi la metà, ai quattro semifinalisti non ammessi alle finali (due uomini e due donne) 677.000 dollari ciascuno. E così scorrendo la graduatoria fino al primo turno dove un giocatore eliminato dopo aver giocato una sola partita (escluse le qualificazioni, ma i migliori professionisti non vi prendono parte) ha incassato la bellezza di 51.632 dollari. Una somma che potrebbe sembrare folle per giocare una sola partita.

Alcuni potrebbero pensare di giustificarli dicendo che, in realtà, quella partita presuppone anni di allenamenti massacranti. Quelle persone farebbero bene a pensare agli allenamenti cui si sottopongono gli atleti olimpici. Per loro le gare veramente importanti (come i tornei per i tennisti) sono solo due: olimpiadi e mondiali. E i sacrifici che devono compiere per prepararsi a queste competizioni non sono certo inferiori. Eppure i compensi per i migliori atleti olimpici (per gli altri ci sono solo  le briciole, e non è molto diverso per il tennis o per gli altri sport) sono ben diversi: i campioni olimpici americani ricevono 25.000 dollari per una medaglia d’oro, 15.000 per una d’argento e 10.000 per una di bronzo.

A sorprendere è la differenza paese per paese: il paese che promette la ricompensa più alta per l’oro olimpico è Singapore: 880mila dollari. Tanti ma neanche troppi se si pensa quante sono state le medaglie d’oro per gli atleti di Singapore e che le olimpiadi ci sono solo una volta ogni quattro anni. Il ranking di Singapore alle olimpiadi del 2016 era 146 / 192, tra i più bassi al mondo. In altre parole promettere quel premio sembra più uno stimolo che una realtà. Per gli  atleti olimpici di molti altri paesi, i compensi in caso di medaglia d’oro sono ben più bassi e molto diversi tra loro: il migliore atleta cinese della sua specialità alle olimpiadi riceverebbe 31.400 dollari, se russo riceverebbe 130mila dollari, circa la metà se di passaporto francese e molto molto meno se tedesco (solo 19.500 dollari).

Leggere queste somme lascia basiti: alcuni atleti incassano (mai come in questo caso il termine “guadagnano” potrebbe sembrare inappropriato) somme enormi, sia come premi che come sponsorizzazioni. Quantità di denaro che non riusciranno mai a spendere in tutta la loro vita. Altri, non meno “sportivi”, dedicano la propria vita allo sport, a far brillare il nome del proprio paese, e in cambio ricevono pochi euro. Tornano in mente le parole di Vincenzo Maenza, medaglia d’oro non in uno ma in due appuntamenti olimpici, il quale, intervistato al termine della gara, chiese umilmente se qualcuno poteva offrirgli un posto di lavoro per scampare il lunario.

E come non ricordare i fratelli Abbagnale, vincitori di 13 (leggasi “tredici”) medaglie d’oro tra olimpiadi e mondiali, una carriera ineguagliabile, veri miti per chiunque volesse praticare questo sport: anche loro hanno portato in alto il nome dell’Italia e non solo come portabandiera alle olimpiadi: a loro sono state conferite onorificenze come Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana, Medaglia d’oro al valore atletico e Collare d’oro al merito sportivo. Eppure hanno dovuto passare gli anni migliori della loro vita agnistica cercando di conciliare sport e lavoro: geometra poi diplomato ISEF uno, impiegato di banca, l’altro.

Viene quasi da sorridere pensando agli incassi milionari di alcuni tennisti o di altri “atleti”. Somme che non possono essere spiegate nemmeno pensando ai ricavi degli sponsor e che potrebbero avere un effetto altamente diseducativo portando molti giovani a intraprendere la carriera sportiva non perché “fa bene al corpo e alla mente”, ma, prima di tutto, perché fa bene al conto in banca.

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