“Arrivano i gatti”, film d’esordio de I gatti di Vicolo Miracoli

Articolo di Gordiano Lupi

Il film di esordio de I gatti di Vicolo Miracoli è un collage delle loro battute televisive e da cabaret, ma rappresenta anche un modo di fare cinema nel cinema, di citare alcuni generi popolari e di far capire quanto è duro entrare a far parte del mondo dello spettacolo.

Il soggetto e la sceneggiatura sono di Carlo ed Enrico Vanzina, come da tradizione, ma è importante l’apporto di Ninì Salerno, anima intellettuale dei Gatti. La fotografia è di Emilio Loffredo, il montaggio di Raimondo Crociani, le scenografie sono di Elena Ricci Poccetto. La musica è di Umberto Smaila, non ancora uomo simbolo di Colpo Grosso, componente dei Gatti e apprezzato musicista popolare. Il film resta memorabile per la canzone iniziale Verona Beat e per la sigla finale Disco Gatto, parodia dei ritmi da disco music. Produce Claudio Bonivento, citato nella trama come produttore mecenate che organizza feste in una villa romana. La sua parte è interpretata da Ugo Bologna.

Il film vorrebbe raccontare in chiave ironica l’ingresso nel mondo dello spettacolo dei Gatti di Vicolo Miracoli, quattro ragazzi veronesi che nelle prime sequenze sono alle prese con anonimi lavori. Jerry Calà massaggia grassone, Franco Oppini è impiegato da un notaio, Umberto Smaila suona il piano in una scuola di danza, Ninì Salerno fa l’intellettuale da bar, compra decine di giornali e si informa solo su cinema e sport. Inutile dire che i Gatti interpretano loro stessi, pure se la storia è di fantasia, molto più surreale che autobiografica. Tra gli interpreti di contorno citiamo una breve apparizione di Diego Abatantuono, all’apice del successo con la caratterizzazione del meridionale che si spaccia per milanese ciento pe’ ciento. Il cantautore Bruno Lauzi recita un cammeo come direttore di un supermercato, Aldo Puglisi è il tenente La Pezza che ridicolizza il poliziottesco italiano, Franca Scagnetti è una romanissima donna di servizio, Cesare Gelli è un perfetto regista di commedie sexy, Jimmy il Fenomeno è se stesso e tanto basta, mentre Ennio Antonelli è il Braciola che recluta comparse per Cinecittà. Orchidea De Santis conferisce un tocco di sensualità alla pellicola interpretando se stessa nel ruolo di attrice sexy e contribuendo a realizzare una sorta di parodia della commedia erotica. I Gatti vengono reclutati come comparse per il film La dottoressa ogni sera ha il vizietto di portare gli alpini a letto, chiara allusione al ciclo delle dottoresse e delle soldatesse, ideato da Nando Cicero e interpretato da Edwige Fenech ai bei tempi della commedia sexy. Si cita indirettamente anche il primo film dei Gatti, interpretato in formazione originaria: Un ufficiale non si arrende mai, nemmeno di fronte all’evidenza, firmato colonnello Buttiglione (1973) di Mino Guerrini. Orchidea De Santis si infortuna durante la lavorazione del film, riporta una brutta frattura al gomito che la costringe a lasciare temporaneamente il cinema per occuparsi di radio e teatro. Tutta colpa di una botola malandrina che nella finzione scenica si apre per errore, ma nella realtà si apre davvero e nel momento più impensato. La bionda attrice cade al posto della controfigura preposta a recitare le scene pericolose, si frattura il gomito e abbandona il set. Per questo motivo mancano alcuni primi piani che Vanzina doveva ancora girare. Orchidea De Santis non conserva un buon ricordo della pellicola, sostiene che non c’era più l’atmosfera di amichevole improvvisazione d’un tempo. “Nel film di Vanzina tutto era perfetto e ben organizzato, però mancava la caratteristica ruspante del nostro cinema” dice. Orchidea De Santis passò molti giorni in ospedale, ma nessuno le fece una visita, a parte Cesare Gelli. “Tutti sparirono. È anche questo tipo di disumanità cinica di questo mondo fatto di finzione che mi disturbò moltissimo, tanto da iniziare il distacco. Né i Gatti, tanto amici anche prima del film, né Vanzina e gli altri mi fecero mai una visita durante la lunga degenza” confida l’attrice.

Arrivano i gatti resta un film folle e geniale, esilarante per qualità delle battute, ma discontinuo, ben condotto da un regista che si limita ad assecondare l’estro dei quattro comici veronesi. 

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