E’ giunta alla decima edizione la “Festa della Fondazione” di Piana degli Albanesi, Hora e Arbëreshëvet, tenutasi dal 24 al 30 agosto.
Una festa che non è solo un anniversario, ma un atto di orgoglio identitario: 538 anni fa, il 30 agosto 1488, secondo la tradizione locale, con la concessione dei feudi del Merco e di Aynidingli da parte dell’Arcidiocesi di Monreale, nasceva ufficialmente la più grande e importante comunità arbëreshe di Sicilia, fondata dagli esuli albanesi in fuga dall’avanzata ottomana dopo la morte di Giorgio Castriota Skanderbeg, principe dell’Epiro.
Il tema del 2026 è stato “Le radici dell’identità”
Un cartellone ricco di eventi che hanno trasformato per una settimana piazze, chiese, musei e vicoli di Piana in un palcoscenico diffuso dove raccontare una storia che ha resistito a più di cinque secoli.
Mostre d’arte sacra e storica e convegni sull’identità arbëreshe, visite guidate nelle chiese di rito bizantino-greco, rievocazioni storiche in abito tradizionale albanese, riti liturgici bizantini, spettacoli musicali, anche in lingua arbëreshe, come quello ideato e realizzato da Mario Calivà e Pierpaolo Petta.
Una comunità che ama le sue radici e conserva la sua identità in ogni forma.
La “Festa della fondazione” è una festa particolare che dimostra la presenza di una comunità viva che non dimentica le proprie origini e le valorizza. L’evento ha attratto sia i turisti che la stampa. Come ha dichiarato il Sindaco *Rosario Petta “Abbiamo voluto strutturare un evento capace di attrarre l’attenzione regionale, nazionale e internazionale verso la nostra comunità che, a distanza di 538 anni, continua a rappresentare uno scrigno storico unico del valoroso popolo albanese. Siamo una comunità fiera che mantiene intatti la cultura, le tradizioni, la storia e, soprattutto, la lingua arbëreshe.”
Alle celebrazioni hanno partecipato anche delegazioni provenienti dall’Albania, dal Kosovo e dalla diaspora arbëreshe sparsa nel mondo, dalla Svizzera all’America.
Celebrare la propria identità è un atto di amore verso la propria storia, non è sguardo nostalgico ma gioia di essere.
Quest’anno la festa si carica, inoltre, di un dibattito storico in più: il recente studio del prof. Matteo Mandalà dell’Università di Palermo, nel libro “Per una storia delle comunità arbëreshe di Sicilia”, basato su fonti d’archivio inedite, ciò a testimonianza della capacità attrattiva che questa singolare realtà esercita anche nei confronti del mondo accademico.
La vivacità culturale che dimostra questa realtà rappresenta oggi un messaggio di grande attualità: la consapevolezza e la valorizzazione delle proprie radici e della propria identità non sono e non devono essere un elemento di chiusura ma una fonte di arricchimento costante.
Ampliando lo sguardo verso quei luoghi in cui l’identità viene utilizzata in modo distorto come strumento di divisione e vessillo di guerra, l’esempio siciliano e la realtà di Piana degli Albanesi costituiscono esempio vivente (da oltre 500 anni!) della bellezza dell’integrazione tra le culture.
Orgoglio delle radici, consapevolezza della propria identità, valorizzazione della memoria storica, come dimostra questa esperienza, sono le basi su cui costruire il dialogo culturale ed impreziosire i territori.

