Nicolò D’Alessandro e il suo libro sull’Intelligenza Artificiale che interroga l’umano

Articolo di Francesco Pira

Un testo di cui ho avuto il privilegio di firmare la prefazione edito da Medinova di Antonio Liotta. Ho partecipato ai Sette Cortili della Farm Cultural Park ad un incontro ricco di riflessioni ha acceso il dibattito sul rapporto tra uomo, linguaggio e tecnologie intelligenti

Alcuni libri si limitano a registrare un fenomeno, altri riescono invece a entrare nel cuore di una trasformazione storica. L’I.A. e IO. Conversazione di Nicolò D’Alessandro, edito da Medinova, appartiene senza dubbio alla seconda categoria, ed è stato per me motivo di orgoglio firmarne la prefazione. La presentazione del volume, svoltasi il 25 agosto 2026 nel suggestivo scenario del Giardino della Farm, ai Sette Cortili di Favara, ha rappresentato molto più di un appuntamento editoriale: è stata un’occasione di confronto sociale e culturale attorno a uno dei nodi più decisivi del nostro tempo, quello del rapporto tra intelligenza umana e intelligenza artificiale.

L’incontro, brillantemente condotto dal giornalista Giuseppe Piscopo e aperto dall’editore Antonio Liotta, ha avuto al centro l’autore, il maestro Nicolò D’Alessandro, e il mio contributo critico di prefatore, accolti con attenzione e vivo interesse dal pubblico presente. Molto apprezzati anche gli interventi della giornalista Lilia Alba, di Sara Chianetta del Centro Studi “Russello” e di Antonio Moscato, presidente della Pro Loco Castello, che hanno ulteriormente arricchito una serata intensa per contenuti, partecipazione e qualità delle riflessioni.

Il libro di D’Alessandro si presenta, a una prima impressione, come un confronto serrato tra un autore e un’interlocuzione artificiale. Ma a uno sguardo più attento si rivela come qualcosa di ben più profondo: una meditazione sul linguaggio, sul pensiero, sulla fiducia, sul dubbio e sulla ridefinizione delle forme della relazione nell’età algoritmica. Non ci si trova davanti all’ennesimo esperimento curioso costruito attorno a un chatbot, bensì di fronte a un’opera che affronta una delle più radicali metamorfosi culturali contemporanee: il modo in cui la tecnologia sta modificando non soltanto l’accesso alla conoscenza, ma anche le modalità del dialogo e perfino l’intimità comunicativa.

Il valore del volume risiede innanzitutto nello sguardo dell’autore. Nicolò D’Alessandro non si accosta all’intelligenza artificiale con ingenuità, né con adesione acritica, né con una diffidenza aprioristica. Il suo è l’approccio di chi interroga, mette alla prova, problematizza. Più che usare la macchina, la sfida sul terreno del senso. Ed è proprio qui che il libro acquista spessore: nell’incontro tra una sensibilità umana matura, nutrita di esperienza, scrittura e consapevolezza, e un sistema capace di rielaborare linguaggi e simulare interlocuzioni. Il risultato è una conversazione che non si limita a produrre risposte, ma apre questioni, solleva interrogativi, costringe il lettore a prendere posizione.

Il testo intercetta una trasformazione decisiva. Sempre più spesso, infatti, le tecnologie intelligenti non vengono impiegate soltanto come strumenti funzionali per ottenere informazioni o svolgere compiti, ma come spazi di appoggio riflessivo, luoghi nei quali elaborare dubbi, paure, attese, perfino emozioni. È il passaggio dallo strumento all’interlocutore, dalla funzione alla relazione. In questo slittamento si gioca una parte rilevante del futuro culturale della nostra società. D’Alessandro mostra di cogliere pienamente tale snodo, restituendolo in una forma narrativa che non sacrifica mai la profondità all’immediatezza.

Tra i meriti più evidenti del libro vi è la capacità di affrontare il tema della fiducia. Quando una macchina dichiara i propri limiti, ammette la possibilità dell’errore e mostra una sorta di cautela programmata, produce nell’utente una particolare disposizione psicologica: abbassa le difese, genera affidamento, costruisce una parvenza di sincerità. È un punto delicatissimo, perché tocca il cuore dell’etica dell’intelligenza artificiale e dei nuovi processi comunicativi. La trasparenza dichiarata, infatti, può trasformarsi in una forma sofisticata di persuasione. Ed è proprio questa ambivalenza a essere colta con lucidità dall’autore, che individua in essa una delle questioni più insidiose del nostro presente digitale.

Il volume affronta anche un altro aspetto cruciale: il rischio che la comodità tecnologica produca un progressivo indebolimento dell’esercizio critico. Se la macchina sintetizza, formula, risponde, collega, suggerisce, che cosa accade alla fatica del pensiero? Che cosa ne è di quel lento processo di elaborazione che trasforma un’intuizione in idea e un’idea in consapevolezza? La riflessione di D’Alessandro si muove proprio lungo questa linea di confine. L’intelligenza artificiale può accelerare, semplificare, alleggerire; ma, se non è governata con coscienza, può anche favorire una forma di delega mentale che impoverisce invece di arricchire. È una questione educativa, prima ancora che tecnica.

Non meno rilevante è la parte del libro che tocca il tema dell’identità digitale, dell’uso dei dati e dell’illusione della gratuità. In un ecosistema comunicativo nel quale tutto sembra accessibile senza costo, l’autore invita a chiedersi quale sia il prezzo nascosto di questa apparente libertà. Dietro la promessa del servizio immediato si muovono infrastrutture economiche, logiche di accumulazione, concentrazioni di potere informativo. Qui il libro entra in risonanza con le riflessioni del professor Luciano Floridi, tra i più autorevoli studiosi dell’etica dell’informazione, che ha descritto l’avvento dell’infosfera come un ambiente in cui vita reale e dimensione digitale risultano ormai sempre più intrecciate.

Di particolare forza sono anche le pagine dedicate all’amore, alla solitudine, al corpo, alla continuità della specie. In questi passaggi, il libro mostra con grande evidenza il limite invalicabile della macchina: essa può analizzare testi sull’amore, ma non farne esperienza; può organizzare parole sulla speranza, ma non abitarne l’attesa; può parlare di fragilità, ma non viverne il peso. È qui che emerge, con singolare intensità, la dignità dell’umano. Proprio nel confronto con ciò che non sente, l’uomo comprende meglio ciò che lo definisce.

La presentazione di Favara ha avuto il merito di restituire tutto questo in un clima di ascolto e partecipazione. Il libro è apparso per ciò che realmente è: un’opera capace di parlare al presente senza inseguire le mode del presente. Anche per questo l’autore merita un riconoscimento particolare. Nicolò D’Alessandro ha scritto un libro coraggioso, acuto, colto, attraversato da una domanda vera sul destino dell’uomo dentro la civiltà algoritmica. La sua scrittura non si abbandona alla fascinazione tecnologica, ma nemmeno cede al rifiuto istintivo: preferisce sostare nel punto più difficile, quello del discernimento.

Ed è forse proprio questa la qualità che rende L’I.A. e IO. Conversazione un libro necessario. Perché non offre formule rassicuranti, ma strumenti di riflessione. Non chiude il discorso, lo apre. Non addomestica la complessità, la rende leggibile. In un tempo in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale rischia spesso di oscillare tra entusiasmo superficiale e allarmismo generico, il lavoro di D’Alessandro si impone per equilibrio e per forza intellettuale.

La serata di Favara ha così confermato che la cultura, quando incontra luoghi vivi e interlocutori veri, sa ancora generare pensiero condiviso. E questo libro, presentato in uno spazio simbolicamente fecondo come la Farm Cultural Park, ha dimostrato di possedere tutte le qualità per suscitare attenzione, confronto e desiderio di lettura. Perché parlare oggi di intelligenza artificiale significa, in fondo, parlare ancora e soprattutto dell’uomo. E Nicolò D’Alessandro lo fa con una voce limpida, originale e pienamente consapevole della posta in gioco.

Nicolò D’Alessandro

Nicolò D’Alessandro nasce a Tripoli (Libia) il 16 novembre 1944 da genitori siciliani, palermitano di adozione, è noto, nel panorama nazionale e internazionale per la continua e intensa vita artistica iniziata nel 1961. Si é sempre interessato di ricerca estetica, contribuendo con scritti critici e numerosi disegni sono stati pubblicati in riviste, giornali e libri in Italia e in molti altri paesi. Animatore del Laboratorio MUSEO DEL DISEGNO, svolge un’intensa attività di operatore culturale. Dal 1963 ha tenuto centodieci mostre personali e oltre duecento collettive su inviti di gallerie, enti ed istituzioni culturali. È autore del disegno più lungo del mondo, a china “La Valle dell’Apocalisse (metri 83,50 x metri 1,50), iniziato il 6 novembre 1989 ed esposto in anteprima assoluta a Racalmuto (1991) e in anteprima mondiale a New York (1992). Vastissima la bibliografia e molto è stato scritto sul suo lavoro in Italia e all’estero. È autore di libri di narrativa e saggi.

Tra le varie pubblicazioni:

Una favola, Palermo, 1973; Situazioni della pittura in Sicilia (1940-1970), 1975; Frammenti di memoria praticabile, 1982; Giocolieri, 1985; Imprecisioni ed appunti, 1986; La casa sulla collina, 1988; Pensieri come virgole, 1989; Favole ed altre favole, 1993; Pittura in Sicilia (dal futurismo al postmoderno), 1992; La valle nelle memorie dei visitatori in La Valle dei Templi, 1994; La Valle dell’ Apocalisse (il disegno più lungo del mondo), 1995;

Emergenza cultura a Palermo, 1995; La Valle dell’ Apocalisse (racconto), 1996; Artisti siciliani nel secondo “900” in Storia della Sicilia, 1999; Artisti Contemporanei, 2004; A Buagimi un’estate (racconto), 2008; La guardatrice dell’acqua ed altri racconti, 2009; Carezza, 2017; La Favola del Persiano guerriero, 2018; La Cantatrice Muta e altri racconti, 2018; Il profumo dell’Angelo e altre storie, 2019; Disegnare e scrivere (questo è il mio mestiere), 2019; Le ferite della terra (racconto), 2020; La lunga notte vuota (saggio), 2020;

Vorrei rinascere donna (monologo per un’attrice), 2021; Elogio della lentezza (saggio), 2021; Dizionarietto per i nonni, 2022; Ogni guerra è nebbia (saggio), 2022; Ma la guerra è asemica? (saggio), 2024; Variazioni asemiche, 2025.; Nero su nero, 2025; L’I.A. e IO. Conversazione, 2026.

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