“Casa mia, casa mia”, un Pozzetto movie dimenticato

Articolo di Gordiano Lupi

Casa mia, casa mia… non è uno dei film più riusciti di Neri Parenti (dodicesimo in carriera, il secondo senza Villaggio) e non è neppure una delle interpretazioni memorabili di Renato Pozzetto, al punto che non ricordavo di averlo mai visto, se non distrattamente nei primi anni Novanta, su qualche canale privato. Rivisto oggi (su Cine 34) si apprezza la sua spontaneità quasi naïf, a metà strada tra La casa stregata e Il ragazzo di campagna, anche se manca di trovate altrettanto originali e di interpreti adeguati alla situazione. Farsa e non commedia, prima di tutto. Farsa alla Pozzetto, basata sull’accettazione di un personaggio tipico, il ragazzone imbranato alle prese con le difficoltà della vita che lo travolgono, in fondo capace di venirne fuori e dominarle. La storia racconta le vicende di Mario Bartoloni (Pozzetto), commesso di Cartier, trasferito da Milano a Roma perché conosce il giapponese. Durante il viaggio verso la capitale – nell’autogrill di Scandicci – Mario subisce il furto di auto e valigia, infine dimentica il cappotto nel taxi e viene truffato dal suo amico Marini (Antonucci) che gli rifila un appartamento sotto sfratto. A Roma deve lottare contro la padrona di casa (Cenci), perde l’appartamento e si trova alla disperata ricerca di un luogo dove vivere. Conosce la bella collega Marina (Onofri) e se ne innamora, ma perde il lavoro e deve inventarsi una professione da pseudo agente immobiliare. La trama sta tutta qui, nella rivalsa di Mario Bartoloni che da vessato diventa vessatore, visto che tutti (compreso lui) cercano casa a equo canone (e non la trovano) si mette a fare il venditore d’illusioni, frase elegante per dire che s’improvvisa truffatore. In ogni caso la cosa gli riesce molto bene e in poco tempo si rimette in sesto economicamente, a base di “orologi” oliati alla perfezione ai danni di sprovveduti clienti. Film debitore – per atmosfere e tematiche – de La stangata (1973) di George Hill e de Gli amici di Nick Hezard (1976) di Fernando di Leo, ma del tutto originale per la presenza di Pozzetto con la sua classica comicità, meno surreale del solito. Nel cast si nota la presenza di Paola Onofri (Miss Italia 1981), che non ha fatto grande carriera nel mondo del cinema, si è dedicata soprattutto al teatro, tornando sul grande schermo solo negli anni Duemila. Gianfranco Agus e Patrizia Loreti sono due colleghi di lavoro del ragionier Bartoloni; Athina Cenci è una contessa laida almeno quanto il nostro simpatico truffatore, pure lei palazzinara e corruttrice di giudici. Stefano Antonucci è l’amico Marini che rifila un bidone al nostro eroe, mentre il mitico Camillo Milli è il padrone del negozio Cartier (sponsor del film insieme alle sigarette Merit) dove lavora Pozzetto. Maurizio Mattioli recita una sorta di cameo come compagno interessato della brutta Elvira (Loreti) ma è giovane e poco affermato. Sonia Viviani è la moglie litigiosa di un collega che si finge innamorata di Pozzetto per scacciarlo di casa e tornare alla sua libertà. Antonello Fassari è un condomino sfrattato che intona orrendi slogan – inventati da Pozzetto – contro la padrona di casa (“Salviati, Salviati, i tempi son cambiati!”). La regia di Neri Parenti è – come sempre in questo genere di pellicole – al servizio dell’attore, così come soggetto e sceneggiatura (Audino e Matteucci) sono cuciti su misura per la comicità di Pozzetto. Inutile parlare di un’anonima fotografia (Pogany) – anche se Roma è davvero immortalata (via Condotti, Fontana di Trevi, Piazza Navona) -, mentre il montaggio (Montanari) è adeguato al ritmo farsesco. Dario Baldan Bembo è l’autore di una colonna sonora molto anni Ottanta, così come le scenografie milanesi e romane sono in piena sintonia con le mode del tempo. Tra le trovate migliori la Pensione Libano dove si alloggia in dieci per stanza, la sveglia suona alle cinque mezzo e si deve far attenzione a non svegliare i coinquilini che sono tutti venditori extracomunitari. “Osti, sembri un citofono!” rivolto alla collega brutta (ma ricca e possiede una casa) è davvero una battuta esilarante. Il nano che vende un appartamento dal soffitto molto basso (a misura sua) e che si vede apostrofare con un “Carino, ma l’ha personalizzato un po’ troppo” è una gag d’altri tempi (ma funziona). Un film che dura 95’, confezionato con diligenza, senza particolari sussulti creativi, che resiste bene al passare del tempo e si fa guardare con piacere. Non dobbiamo attendere un capolavoro da un tardo Pozzetto-movie, solo gag che ancora funzionino e un po’ di sano divertimento. Da recuperare, anche se non fondamentale.

Regia: Neri Parenti. Paese di Produzione: Italia, 1988. Durata: 95’. Genere: Commedia. Soggetto e Sceneggiatura: Gaetano Audino e Domenico Matteucci. Fotografia: Cristiano Pogany. Montaggio: Sergio Montanari. Musiche: Dario Baldan Bembo. Produttore: Achille Manzotti. Distribuzione (Italia): Titanus. Interpreti: Renato Pozzetto (Mario Bartoloni), Paola Onofri (Marina De Santis), Gianfranco Agus (Aldo Giannetti), Sonia Viviani (moglie di Giannetti), Patrizia Loreti (Elvira Cappellini), Athina Cenci (contessa Salviati), Stefano Antonucci (Marini), Maurizio Mattioli (compagno di Elvira), Camillo Milli (direttore negozio Cartier), Antonello Fassari (condomino sfrattato), Antonio Allocca, Alessandra Acciai, Alberto Capone, Salvatore Chiosi, Cosetta Coaceanis, Emilio Delle Piane, Larry Dolgin, Ole Jorgensen, Antonino Iuorio, Mohamed Badrsalem, Sergio Stefanini, Greta Vayan, Antonio Vezza, René Fiorentini, Bruno Alias, Erminio Bianchi Fasani, Clarissa Burt, Rossana Canghiari, Mario Castaldi, Lella Cattaneo, Salvatore Francofonte, Lamberto Solfa, Lanfranco Spinola, Valentino Simeoni, Enrico Cesaretti, Rlando De Santis, Nicola Di Gioia, Aldo Formisano, Luciano Foti, Marcello Meconizzi, Nicola Palumbo, Gennarino Pappagalli, Franca Scagnetti.

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