I sensi e il nulla, l’illusione di Narciso

Articolo di Bartolomeo Di Giovanni

L’augurio è quello che ogni essere umano possa mettersi in cammino verso fine più
elevati
e che tu possa tendere a qualcosa di differente dalla sola sensazione di pienezza del
proprio ventre.
Luca Gavazzi

Il Signore disse ad Abramo: vai via( lekh lekhà) dalla tua terra, dal luogo in cui sei stato e dalle cose. dalla casa del padre alla terra che ti mostrerò lekh…

Significa “vai verso” te stesso; la radice di tale espressione è la stessa radice di (Hilukh): che dà il senso dell’ andare.

Partiamo dunque da una dimensione materiale verso quella interiore. È il nostro corpo che ci conduce scivolando dentro di sé. È un lavoro forte e quindi si preferisce il “momento” che rasenta quel nulla nichilista, che non crea storia.

I sensi sono il mezzo di servizio dell’essere dove il compimento della parte interiore si attua grazie al coraggio dell’attraversamento, così da poter iniziare il duro lavoro della dissolvenza dell’ io.

Ani (אֲנִי) Io, Ain, ( עיו) nulla, percorso iniziatico in cui l’io si dissolve e diventa luce Infinita. È possibile identificare Abramo come l’arcano dell’Eremita che si incammina verso strade sconosciute, ma ha bisogno dei sensi per vedere la luce della lanterna riflettersi nello spazio circostante. L’Eremita raggiunge la conoscenza quando sarà in cima all’Eremo e quindi potrà percorrere a ritroso e poi risalire anche senza mezzi materiali, perché questi hanno già fornito gli elementi necessari. Pertanto, attraverso l’esperienza sensoriale si inizia a dare identità al desiderio che esorta l’anima. In questa epoca veloce, la ricerca del sé ha dato posto alla voracità, alla soddisfazione dei sensi. Ogni essere umano dovrebbe far combaciare la parte istintiva con quella spirituale: non è affatto una rinuncia ai sensi, ma conoscere l’altro volto dei sensi stessi. L’uomo è predisposto all’esplorazione interiore ma manca di educazione, è come essere posti dentro ad un contenitore, dal quale, pur sapendo che esiste un oltre, non si vuole uscire, si preferisce restare lì, imprigionati. (Platone, Mito della caverna).

Il razionalismo per quanto utile possa essere ha in un certo senso ammutolito lo streben che ci consente di percepirci anima corpo.

Il corpo non è un veicolo ma il mezzo di connessione con la natura e i suoi meravigliosi segreti; la distorsione del Romanticismo ha condotto verso un neopositivismo relativista dove la realtà deve essere scientifizzata a ogni costo.

La mercificazione del corpo ha deviato le coscienze verso illusioni istantanee. Il sentire è stato soppiantato dall’ossessione per la tecnologia. L’abolizione delle emozioni derivanti dal dolore è inserita nel calderone delle cosiddette negatività, ma la psicologia finalmente HA confermato che tali emozioni sono fondamentali per il benessere emotivo, altrimenti si potrebbe incorrere in stress cronico e sintomi fisici. I saggi lo avevano detto secoli fa, ma ancora oggi, nonostante la psicologia ne abbia comprovato la veridicità, esistono ancora sostenitori del contrario, ciò è dettato dalla paura di esplorare la parte interiore e connetterla alla parte esteriore. Abbiamo sicuramente bisogno di riconquistare la Terra promessa, ascoltare la voce del sé superiore che esorta di lasciare tutto il superfluo. Oh sì, solamente chi si perde si ritrova, la rincorsa verso mondi nuovi non esiste, il mondo nuovo è nella dissolvenza. A tal proposito dice Antonio De Renzo, l’artista dell’“Oltre i sensi”:

La certezza di Narciso ci ha insegnato che le conferme nello sguardo degli altri sono menzogne: ogni riflesso è una menzogna se non nasce dalla verità di ciò che siamo. La certezza di Narciso racconta la fragile illusione dell’ego contatto, in cui l’immagine si incunea, lasciando spazio all’unica certezza possibile: conoscere sé stessi significa avere il coraggio di perdersi.

Si ringrazia Opera Caffè di Brescia, fucina di arte e cultura, sito in Piazzale Papa Giovanni XXIII, 13 – Brescia

Luca Gavazzi: Le 12 chiavi del firmamento.

Si ringrazia Antonio De Renzo per la concessione della foto ad una sua opera : “Il riflesso imperfetto di Narciso”.

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