Al Premio Nazionale di Poesia Un Mare di Versi 2026, promosso dall’Associazione Culturale “Non sono solo parole” di Pachino, Le stanze del cuore entra tra le dieci poesie finaliste. Da qui nasce una conversazione con la docente di Lettere e autrice di versi che arrivano all’anima e affidano alla parola memoria, sentimenti, ascolto e verità interiore
Quando la poesia riesce a toccare corde profonde, il riconoscimento che riceve non riguarda soltanto la qualità formale del testo, ma anche la sua capacità di dare voce a ciò che spesso resta nascosto, trattenuto, custodito nel silenzio. È in questa direzione che si colloca il risultato ottenuto da Merelinda Staita con la poesia Le stanze del cuore, entrata tra le dieci finaliste del Premio Nazionale di Poesia “Un Mare di Versi” 2026 – V edizione, promosso dall’Associazione Culturale “Non sono solo parole” di Pachino. La cerimonia si è svolta il 23 agosto 2026 presso la Pinacoteca Comunale di Pachino (Siracusa) e a valutare le opere è stata la giuria composta da Maria Lucia Riccioli, scrittrice e poetessa, Maria Bella Raudino, poetessa e fondatrice del Centro Studi di Tradizioni Popolari “Turiddu Bella” di Siracusa, e Pippo Di Noto, poeta in lingua italiana e in lingua siciliana. Una serata resa ancora più intensa dalle letture degli attori Salvina Lao e Daniele Cannata, dalla conduzione di Santina Caia, presidente dell’associazione organizzatrice, e dall’intervento musicale del violoncellista Santo Scala Mora.
Più che un approdo, questo ingresso tra le dieci finaliste rappresenta una tappa significativa in un itinerario coerente, fatto di insegnamento, ricerca espressiva, attenzione educativa e costante fedeltà alla scrittura poetica.
Merelinda Staita insegna negli Istituti Secondari di Secondo Grado dall’anno scolastico 2012/2013. Dopo la maturità classica ha intrapreso gli studi in Lettere, indirizzo moderno, all’Università degli Studi di Catania, costruendo negli anni un profilo ampio e ben definito, nel quale la formazione umanistica si è accompagnata a una concreta attenzione per i processi educativi. Tra i titoli che ne qualificano il percorso figurano il Master di II livello in Didattica della lingua italiana a Stranieri (L2) e il Master di I livello in Metodologie Narrative nella didattica: indirizzo area disciplinare Umanistica della Scuola Secondaria. Ha inoltre partecipato a un corso di formazione promosso dalla Facoltà di Lettere di Catania in collaborazione con il Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani e con la Regione Sicilia per la salvaguardia del patrimonio linguistico siciliano. A questa preparazione ha affiancato un forte interesse per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e per l’Autismo, conseguendo
la qualifica di tutor Dsa e tutor Adhd e lavorando poi in diversi centri specializzati di doposcuola specialistico.
È inoltre abilitata all’insegnamento in diverse classi di concorso: A011 Discipline letterarie e latino, AS12 Discipline letterarie negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, AM22 Italiano, storia, geografia nella scuola secondaria di primo grado e A023 Lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti).
Questo profilo aiuta a comprendere meglio anche la sua voce poetica. In una figura come quella di Merelinda Staita, infatti, insegnamento e scrittura non procedono su binari separati: dialogano. Da una parte c’è il rapporto quotidiano con i testi, con la lingua, con i ragazzi, con la formazione; dall’altra c’è la poesia, che diventa spazio di elaborazione, ascolto e restituzione interiore.
Scrive versi dal 2010 e ha dedicato numerose poesie al padre, venuto a mancare nel 2012, trasformando l’esperienza del dolore e della memoria in parola poetica. Nel tempo, i suoi testi sono confluiti in collane antologiche e sono stati accompagnati da riconoscimenti significativi in ambito letterario e giornalistico.
Negli ultimi anni il suo nome è emerso con continuità in diversi contesti culturali italiani. Nel 2026, per esempio, l’Associazione “Il Guscio” le ha assegnato il Premio Speciale SU/Sintassi Urbane per il linguaggio innovativo per la poesia Restituire voce, inclusa nella silloge antologica Il silenzio uccide. Nello stesso anno, all’VIII Premio artistico letterario nazionale Magna Graecia, arte e poesia 2026, promosso da Atlantide – Centro studi nazionale per le Arti e la Letteratura, dal gruppo Apri il cuore alla poesia e dal quotidiano nazionale La Voce agli Italiani, ha ottenuto il I Posto nella sezione Articolo Giornalistico per Il Natale di Vizzini tra memoria e tradizione. Il Presepe vivente nel centro storico racconta l’anima del paese. Sempre nel 2026 l’Associazione Culturale Billeci le ha conferito la Menzione d’Onore al Concorso internazionale Donna madre della vita, donna di ieri, di oggi e di domani – Biglia Verde per la poesia La rete nel silenzio, mentre l’Associazione Culturale TraccePerLaMeta le ha assegnato una Menzione al V Concorso di Poesia e Narrativa per la poesia Dove finisce l’amore donato?.
Particolarmente rilevante, nel dicembre 2025, è stato il Premio Speciale ricevuto per Le stanze del cuore nell’ambito del premio letterario Autori Italiani 2025, promosso da Atlantide – Centro studi nazionale per le Arti e la Letteratura, dal gruppo Apri il cuore alla poesia e dal quotidiano La Voce agli Italiani. Nello stesso anno, al Memorial Salvo Galiano 2025, le è stato conferito il Premio “La via dei mulini” per la poesia Visioni oniriche di una poetessa, mentre l’associazione culturale Nuova Accademia dei Bronzi le ha attribuito la Targa del Presidente al Premio di Poesia Pace in Terra per l’omonimo componimento.
Anche il 2024 e il 2023 hanno consolidato questo percorso. Nel 2024 ha ricevuto il Premio Letterario Atlantide 2024 al VII premio artistico letterario nazionale Perdersi nell’amore per Io sono speciale, poesia dedicata ai bambini autistici, e il I Premio alla Quarta Edizione del Concorso di Poesia Francesco Setticasi per Visioni oniriche di una poetessa.
Nel 2023 si è distinta sia in ambito poetico sia giornalistico: il Premio Giornalistico Atlantide per l’articolo Alessandro Manzoni e Giovanni Verga a confronto; la Grande Medaglia con Attestato al Premio Alda Merini, promosso dalla Nuova Accademia dei Bronzi, per Visioni oniriche di una poetessa; e il Terzo Posto al VI Concorso artistico letterario nazionale Il Sabato del Villaggio, promosso da Atlantide – Centro studi nazionale per le Arti e la Letteratura, dal gruppo Apri il cuore alla poesia e dal quotidiano nazionale La Voce agli Italiani, per l’articolo Le donne del Verga – bellezza e fascino femminile nella Sicilia dell’Ottocento.
Già negli anni precedenti erano arrivati altri segnali importanti: il Secondo Posto al V Premio nazionale Persephone Fiori di poesia nel 2022; il Medaglione d’Onore con Artistico Attestato al Premio Alda Merini; la Targa con Artistico Attestato al Premio Alfiere dell’arte e della Poesia – III Edizione, promosso dalla Nuova Accademia dei Bronzi, per la poesia A mio nonno; e la Targa di Merito al concorso Lord of Poetry / Lady of Poetry, sempre della Nuova Accademia dei Bronzi. A questi si aggiungono ulteriori attestazioni poetiche e giornalistiche che, nel tempo, hanno confermato la continuità e la serietà del suo impegno culturale.
Accanto ai premi, meritano attenzione anche le pubblicazioni. Nel 2025 la casa editrice Pagine di Roma ha pubblicato sette sue poesie nella collana Eco delle parole; nel 2023 altre sette in Luci Sparse; nel 2021 quattro componimenti in Voci versate; nel 2015 sette poesie in Riflessi. La casa editrice Aletti ha accolto testi di Merelinda Staita in La panchina dei versi – II edizione nel 2022, in Dedicato a… poesie per ricordare – Giornata Mondiale della poesia nel 2021 e in Tra un fiore colto e l’altro donato nel 2015, accompagnandone la pubblicazione con menzioni di merito. Più indietro nel tempo, nel 2010, una sua poesia era già stata inclusa nell’antologia La Biblioteca d’Oro – Poesie. A questo si aggiunge, nel 2024, la firma della postfazione al volume Piraterie Vol. 3 – Un PIRAta tra Metaverso e Intelligenza Artificiale, a mia firma.
Da questo itinerario di studio, scrittura e riconoscimenti, e dall’approdo più recente di Le stanze del cuore tra le dieci finaliste di Un Mare di Versi 2026, prende forma questa conversazione.

D: Professoressa Staita, l’ingresso di Le stanze del cuore tra le dieci poesie finaliste del Premio Nazionale di Poesia Un Mare di Versi 2026 rappresenta una tappa importante del suo cammino. Quale valore assume, sul piano umano e letterario, questo risultato?
R: «Questo risultato viene accolto innanzitutto come un segno di continuità e come una conferma silenziosa di un percorso che da anni accompagna la mia scrittura poetica. Entrare tra le dieci poesie finaliste in un premio nazionale significa avvertire che una parte profonda del proprio mondo interiore è riuscita a raggiungere gli altri, trovando ascolto e attenzione. Per chi scrive versi questo ha un valore particolare, perché la poesia nasce quasi sempre da una zona raccolta dell’esperienza, da un punto in cui memoria, sentimento, mancanza e desiderio cercano una forma. Sul piano umano, questo traguardo restituisce il senso di una fedeltà tenace alla parola, al silenzio da cui essa nasce e a tutto ciò che nel tempo continua a chiedere espressione. Sul piano letterario, rappresenta un incoraggiamento a proseguire, a credere ancora nella poesia come spazio di verità e di ascolto. In una stagione in cui tutto tende a consumarsi rapidamente, avvertire che dei versi siano riusciti a fermare lo sguardo e a lasciare una traccia è qualcosa di prezioso. Ogni riconoscimento, quando giunge, non valorizza soltanto un testo, ma illumina anche il cammino interiore, il lavoro silenzioso, l’attesa e la dedizione che quel testo porta con sé».
D: Le stanze del cuore è una poesia di forte intensità emotiva, costruita attorno a immagini di soglia, memoria, pudore e interiorità. Come nasce questo testo e quale parte più vera del suo mondo poetico sente che vi sia custodita?
R: «Questa poesia nasce da una percezione molto profonda della fragilità umana e del rispetto che essa richiede. Esistono luoghi interiori che non possono essere attraversati con leggerezza, ed esistono esperienze che chiedono silenzio, tatto e tempo. Le stanze del cuore prende forma proprio da questo sentire: dall’idea che ciascuno custodisca dentro di sé spazi delicatissimi, fatti di dolore, ricordo, attese e amore. Non tutto può essere detto subito, non tutto può essere toccato senza conseguenze. Dentro questi versi c’è certamente una parte molto importante del mio mondo interiore, perché anch’io porto dentro stanze che il tempo non ha mai del tutto chiuso. La perdita di mio padre ha inciso profondamente nella mia vita e nella mia scrittura. Molte poesie nascono proprio da questo legame tra memoria e mancanza, tra ciò che non c’è più e ciò che continua a vivere dentro di noi. In questo senso la parola poetica diventa una forma di elaborazione, ma anche di custodia. Mi interessa molto l’idea della soglia, perché la soglia non è un muro: è un confine che invita al rispetto. In questa poesia il cuore è uno spazio reale dell’esperienza, abitato da ricordi, silenzi e tracce che chiedono attenzione. La parte più vera che vi è custodita riguarda proprio questo bisogno di proteggere ciò che è essenziale senza sottrarlo alla parola. La poesia, allora, consente di rivelare senza violare, di dire senza esporre tutto, di lasciare intatta la dignità di ciò che viene affidato ai versi».
D: Nel suo cammino convivono l’insegnamento, la formazione umanistica, l’attenzione ai linguaggi e la scrittura poetica. In che modo la docente di Lettere e la poetessa dialogano tra loro?
R: «Dialogano costantemente, e direi anche in modo naturale. L’insegnamento mantiene dentro la lingua, dentro i testi, dentro il confronto vivo con i giovani, con la loro sensibilità, le loro inquietudini, le loro domande. La scrittura poetica rappresenta invece uno spazio più intimo e raccolto, ma non separato da tutto questo. Al contrario, proprio il rapporto continuo con la parola, con la letteratura e con la complessità dell’umano custodita nei testi alimenta anche il mio modo di scrivere. Essere docente di Lettere significa abitare quotidianamente la lingua come strumento di conoscenza, di formazione e di relazione. La poesia consente di viverla anche come ascolto, come ricerca di essenzialità, come attraversamento dell’esperienza. Da una parte c’è il lavoro didattico, che richiede metodo, chiarezza, responsabilità educativa; dall’altra la scrittura poetica, che domanda lentezza, disponibilità interiore e fedeltà a ciò che si avverte in profondità. Eppure non si tratta di due dimensioni separate. Si sostengono reciprocamente. Anche l’attenzione ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, all’Autismo, ai percorsi di inclusione mi ha insegnato molto sul valore della parola. Ha mostrato con ancora maggiore evidenza che il linguaggio non è soltanto espressione, ma anche accoglienza, accesso, possibilità di esistere nella relazione. Ed è forse anche per questo che, nella mia esperienza, la poesia è un tentativo di dare forma a ciò che conta davvero».
D: In un tempo segnato da velocità, distrazione e comunicazione spesso superficiale, quale funzione può ancora avere la poesia? E quale valore assume, oggi, il continuare a scrivere versi?
R: «Credo che la poesia possa rappresentare, oggi più che mai, uno spazio di resistenza interiore. Viviamo immersi in una comunicazione veloce, esposta, spesso frammentaria. Molte parole scorrono senza lasciare traccia, vengono consumate nell’immediatezza e perdono profondità. La poesia, invece, domanda un altro tempo. Chiede disponibilità, attesa, concentrazione, ritorno. È una parola che non si esaurisce subito, ma continua a lavorare dentro chi la scrive e dentro chi la incontra. Continuare a scrivere versi significa restare fedeli a una forma di verità. Non a una verità assoluta o dichiarativa, ma a una verità dell’animo, emotiva, umana. La poesia consente di sostare dove il linguaggio comune non basta, di nominare sfumature, ricordi, mancanze, tensioni che altrimenti rischierebbero di rimanere indistinti. E nello stesso tempo restituisce dignità al silenzio, alla misura, alla ricchezza. Vengono in mente i versi di Alda Merini, quando scriveva che “la poesia è un luogo dove tutto può accadere”. È una formula che continua a dire molto anche adesso, perché ricorda come il gesto poetico non sia evasione dalla realtà, ma un modo più coinvolgente di attraversarla. Scrivere versi, allora, è un modo per restare in ascolto di sé e del mondo, cercando nella parola una forma più alta di presenza e di umiltà».
Viene naturale, a questo punto, pensare a Georg Simmel, uno dei grandi sociologi della modernità, attento interprete delle forme dell’esperienza, della vita interiore e delle tensioni tra individuo e società. In un momento storico segnato da accelerazione, dispersione e consumo rapido delle parole, la poesia di Merelinda Staita sembra scegliere una direzione diversa: quella della durata, della comprensione, della delicatezza. Ed è proprio in questa fedeltà a ciò che resta essenziale che i suoi versi trovano il loro timbro più personale, offrendo a chi legge non soltanto emozione, ma anche una possibilità di raccoglimento e di riconoscimento.

