“Sarah Bernhardt – La Divina di Francia”, un film dal tono drammatico

Articolo di Gordiano Lupi

Film biografico sul mito della grande attrice francese – paragonabile alla contemporanea Eleonora Duse per l’Italia come notorietà nazionale – molto ben documentato e sceneggiato dal regista (insieme a Nathalie Leuthreau) come un romanzo d’amore. Tutto comincia con l’operazione per l’amputazione di una gamba subita dall’attrice nel 1916, quindi la storia si sviluppa per flashback e salti temporali, riportando l’azione – con la magia del ricordo – a diversi anni prima, senza tener conto di un montaggio consequenziale. Sarah racconta il suo grande amore per Lucien al figlio dell’amante (Sacha), che considera quasi suo figlio, in modo che lui comprenda la situazione e si riavvicini al genitore. Sacha aveva sposato Charlotte, una giovane attrice che il padre aveva molto amato, perduta solo per una scenata di gelosia di Sarah e per una sua meschina macchinazione ai danni della ragazza. Il regista racconta la vita esuberante di Sarah, cita molti dei suoi amori, fa entrare in scena Sigmund Freud e Victor Hugo, insiste sul rapporto passionale che ha sempre legato la grande attrice a Lucien Guitry. Il fulcro della storia sta tutto nella giornata di celebrazione dedicata a Sarah Bernhardt durante la quale si verifica la scenata di gelosia tra lei e Lucien, davanti alla giovane Charlotte. Sceneggiatura molto teatrale, così la messa in scena, fotografia pastello anticata dai toni giallo ocra (Yves Cape), montaggio compassato (Guy Lecorne e Karine Prido), con una pellicola confezionata in 98’ essenziali, regia basata sui campi e controcampi visti i frequenti dialoghi, ma non banale, presenta piani sequenza e soggettive pur nei ridotti interni. Pezzi d’epoca si alternano alla fiction, nella parte iniziale e al termine del film (il funerale molto partecipato); memorabile il finale fantastico quando Lucien si reca al Père-Lachaise per far visita alla tomba dell’amata e Sarah gli appare nelle vesti di fantasma. Sarah è dipinta dal regista come una donna libera, decisa, piena di voglia di vivere – pur con tutte le sue debolezze -, grande attrice convinta di esserlo, con precise posizioni politiche, da donna emancipata per il tempo in cui vive (1844 – 1923). Da sottolineare la grande prova da interprete di Sandrine Kiberlain che dà vita al personaggio di Sarah con un’espressività unica, sia nei dialoghi che nei silenzi, con una mimica facciale perfetta. Colonna sonora di Reynaldo Hann molto classica, a base di pezzi al pianoforte, tra i quali spiccano Chopin e Debussy. La storia è ambientata quasi tutta in interni d’epoca ricostruiti alla perfezione, siano le tavole d’un palcoscenico teatrale come le stanze d’una casa signorile; sullo sfondo ci sono la Prima Guerra Mondiale e l’affare Dreyfus (un presunto traditore) che divise la Francia per le implicazioni antisioniste. Un film interessante, dal tono drammatico e in parte erotico, intenso e affascinante, molto introspettivo. Visto in provincia grazie al Cinema Astra di Follonica che ha in cartellone una buona sezione dedicata al cinema d’autore.

Regia: Guillaume Nicloux. Soggetto e Sceneggiatura: Guillaume Nicloux, Nathalie Leuthreau. Fotografia: Yves Cape. Montaggio: Guy Lecorne e Karine Prido. Musica: Reynaldo Hann. Scenografia: Olivier Radot. Costumi: Anaïs Romand. Suono: Olivier Dȏ Huu. Produttori: François Kraus, Denis Pineau-Valencienne. Casa di Produzione: Les Films du kiosque. Distribuzione: Wanted (Italia), Memento Distribution (Francia). Paese di Produzione: Francia, 2024. Durata: 98’. Genere: Biografico, Drammatico. Interpreti: Sandrine KIberlain (Sarah), Laurent Lafitte (Lucien), Amira Casar (Louise), Pauline Étienne (Suzanne), Mathilde Olivier (Charlotte), Laurent Stocker (Pitou), Grégoire Leprince-Ringuet (Maurice), Clément Hervieu-Léger (Georges), Sebastien Pouderoux, Arthur Igual (Zola), Nico Riogner (Freud), Théodore Le Blanc (Sacha). Titolo Originale: Sarah Bernhardt, la Divine.

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