“Boccaccio ’70”, un film di Monicelli, Visconti, Fellini, De Sica

Articolo di Gordiano Lupi

Boccaccio ’70 (1962) è un film a episodi diretto da Luchino Visconti, Mario Monicelli, Federico Fellini e Vittorio De Sica. Commedia di impostazione teatrale, divisa in quattro atti, lunghi episodi più o meno riusciti, obiettivamente poco uniformi tra loro e di diversa resa cinematografica. Monicelli racconta il dramma di due sposi novelli che prima non potrebbero sposarsi per non far perdere il lavoro alla donna, poi lo fanno di nascosto, vanno a vivere in casa dei genitori di lei, senza alcuna privacy. Infine vengono licenziati da lavoro, lui si adatta come guardiano notturno e lei lavora di giorno in ufficio. Il dramma è che non si vedono mai per colpa dei turni di lavoro (Renzo e Luciana). Il breve segmento di film è sceneggiato da Giovanni Arpino, Suso Cecchi D’Amico e Italo Calvino, sulla base del racconto L’avventura di due sposi, opera di Calvino. Satira del mondo del lavoro, sfruttamento della donna, crisi degli alloggi, soprattutto volontà di denunciare la precarietà del lavoro femminile e la difficoltà di poter far convivere famiglia e lavoro. Un pizzico di ironia manzoniana va ricercata nei nomi dei promessi sposi: Renzo e Luciana. Interpreti (non eccelsi) Marisa Solinas e Germano Gilioli. Il racconto va storicizzato per poter essere ancora apprezzato.

De Sica scrive con Cesare Zavattini l’episodio conclusivo, forse il più erotico e il più comico, ambientato a Lugo di Romagna durante una fiera di paese. Sophia Loren è la donna bella e prosperosa, che diventa oggetto di una riffa basata sulle estrazioni del lotto. Il premio per il vincitore sarà una notte d’amore, ma il modesto sagrestano si accontenta di un compenso in denaro e di poter raccontare un’avventura mai accaduta. La storia verrà riscritta alcuni anni dopo – con diverse  varianti -, interpretata da Monica Bellucci al suo debutto nel cinema, nel 1991, per la regia di Francesco Laudadio (La riffa).

Luchino Visconti narra la storia di una donna del bel mondo, ricchissima, che vorrebbe lavorare per sentirsi utile. Alla fine decide di farsi pagare le prestazioni sessuali per punire il marito traditore e frequentatore di squillo a pagamento (Il lavoro). Il segmento risulta datato ed è il meno apprezzabile, nonostante l’ottima interpretazione di Tomas Milian e di Romy Schneider. Sceneggiatura troppo teatrale e giocata sulle suggestioni dei romanzi d’appendice in voga negli anni Cinquanta. Autori della storia Suso Cecchi D’Amico e Luchino Visconti, basandosi sulla novella Sul bordo del letto (Au bord du lit) di Guy De Maupassant.

Federico Fellini scrive e sceneggia insieme a Ennio Flaiano e Tullio Pinelli Le tentazioni del dottor Antonio. L’episodio racconta la storia di un moralista che dichiara guerra a un gigantesco manifesto di Anita Ekberg che pubblicizza le qualità del latte italiano. Il film rappresenta la prima esperienza di Fellini con il colore, trasforma in realtà gli incubi di un borghese sessuofobo e ci coinvolge in una convincente atmosfera ironico – fantastica. Le tentazioni del dottor Antonio è una breve commedia satirico – grottesca che realizza un affresco sulla Roma anni Settanta, tra balneazioni sul Tevere, preti vestiti di rosso e cinema peplum. Una vocina infantile fuori campo presenta il dottor Antonio Mazzuolo, un perbenista che passa le notti a infastidire coppiette che si appartano nei giardini. Fellini descrive con dovizia di particolari un personaggio ricalcato per eccesso sulle fattezze di Oscar Luigi Scalfaro, reo di aver chiesto il rogo per La dolce vita. La maschera clownesca di Peppino De Filippo fa il resto e dà vita a un dottor Antonio censore di oscenità a teatro, davanti alle edicole e tra i tavoli di un ristorante quando nota una donna disinibita. Fellini cita anche le comiche del cinema muto con una sequenza veloce girata in bianco e nero. Il nostro moralista è un ex boy-scout, ovviamente scapolo, vive con una sorella timorata di Dio e passa il tempo insieme a un campionario di amici baciapile. La critica al mondo della Chiesa e alla religione cattolica è molto forte; il pericolo della tentazione della carne viene rappresentato come un attentato alla sanità morale dei nostri giovani. Il cartellone con Anita Ekberg in bella evidenza mette in crisi il precario equilibrio psicologico del dottor Antonio che vaneggia di immagini invitanti, oscene e voluttuose. Troveremo un personaggio simile ne L’affittacamere (1976) di Nando Cicero, interpretato da un ottimo Adolfo Celi, un caso in cui il cinema bis affronta con leggerezza le stesse tematiche del cinema alto. Un commissario di polizia disserta sul concetto di invitante, vuol sapere se è all’americana, alla francese o alla turca perché è importante ai fini della punibilità. Il moralista ribadisce che si tratta di un’offesa all’allattamento, la funzione più alta della maternità. Il motivetto pubblicitario (“Bevete più latte/ Il latte fa bene/ Il latte italiano…”) è un momento musicale che si ricorda e che inaugura la lotta felliniana ai messaggi della società dei consumi. Il dottor Antonio controlla con il binocolo l’oscena visione e inizia la sua guerra personale, mentre – per contrasto – i bambini giocano nel parco per niente turbati. Il vizio pare radunarsi sotto l’immondo cartellone, acrobati, giochi, carrozze e mercanti che vendono di tutto, ma alla fine il dottor Antonio convince il potere a oscurare la visione erotica. Cominciano gli incubi che sono la parte migliore del film. La Ekberg prende vita, assume espressioni beffarde, scende dal cartello, si presenta in dimensioni gigantesche e raccoglie Antonio da terra come se fosse un topolino. Fellini dà vita a un momento notevole di cinema fantastico e ricostruisce a Cinecittà una Roma in miniatura per far giganteggiare la Ekberg. Il dottor Antonio è combattuto tra la bellezza della donna e l’offesa al pudore, scopre tutta la sua ipocrita mediocrità quando le supplica di restare per sempre con lui. “Una bella noia… una settimana, forse”, risponde la donna. Lo spogliarello appena accennato dalla Ekberg manda in estasi il censore che si ribella ai desideri inconsci e vorrebbe ucciderla. A questo punto arrivano i perbenisti in surreale processione e portano via il corpo della donna. Mazzuolo difende Anita, non vuole che venga sottratta al suo sguardo, si lascia tentare fino in fondo da una visione fantastica. Il mattino scopre il dottor Antonio rifugiato sul cartellone mentre giunge un’ambulanza a sirena spiegata e lo porta in ospedale. “Anita”, è il suo ultimo sussurro mentre parte la musichetta Bevete più latte… L’innocenza di un bambino vestito da angioletto chiude una pellicola piuttosto scomoda per il periodo storico.

L’idea di Boccaccio ’70 è del geniale Cesare Zavattini che convince Carlo Ponti a investire su una pungente critica del moralismo fatta con le armi della commedia popolare. Gli episodi girati da De Sica e Fellini colpiscono nel segno, soprattutto il secondo, che anticipa alcune tematiche che saranno contenute in Roma. Peppino De Filippo mette alla berlina Oscar Luigi Scalfaro, al tempo assurto alle cronache per aver fatto coprire una signora vestita con abiti tropo audaci. Fellini si vendica delle critiche sferzanti che Scalfaro aveva riversato su La dolce vita dalle colonne dell’Osservatore romano.

Scheda tecnica. Paese di Produzione: Italia, 1962. Durata: 208’ (Italia – 4 episodi) – diversa durata nei formati esportazione -. Genere: commedia. Regia: Mario Monicelli, Federico Fellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica. Sceneggiatura: Suso Cecchi D’Amico, Mario Moncelli, Italo Calvino, Giovanni Arpino, Tullio Pinelli, Federico Fellini, Ennio Flaiano, Luchino Visconti, Cesare Zavattini. Produttori: Carlo Ponti, Tonino Cervi. Fotografia: Otello Martelli (Le tentazioni del dottor Antonio), Giuseppe Rotunno (Il lavoro). Montaggio: Leo Catozzo (Le tentazioni del dottor Antonio), Mario Serandrei (Il lavoro). Musiche: Nino Rota (Il lavoro, Le tentazioni del dottor Antonio), Armando Trovajoli (La riffa), Piero Umiliani (Renzo e Luciana).  Scenografia: Piero Zuffi (Le tentazioni del dottor Antonio), Mario Garbuglia (Il lavoro). Distributore (Ialia): Cineriz. Interpreti: Marias Solinas, Germano Giglioli (Renzo e Luciana);  Peppino De Filippo, Anita Ekberg, Antonio Acqua, Donatella Della Nora, Dante Maggio, Alberto Sorrentino, Mario Passante (Le tentazioni del dottor Antonio), Tomas Milian, Romy Schneider, Romolo Valli, Paolo Stoppa (Il lavoro);  Sophia Loren, Luigi Giuliani, Annarosa Garatti (La riffa)

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