Blitz di Baucina: quando le foto erano importanti per la lotta alla mafia

Articolo di Franco Lannino

Era l’11 maggio del 1990, scattava il “blitz di Baucina”. in provincia di Palermo il sindaco – pentito Giuseppe Giaccone aveva parlato e noi fotografi siamo stati chiamati a riprendere la “passerella” dei mafiosi appena catturati. Ci appostammo come lupi sotto la scalinata della Caserma Carini dei carabinieri di Piazza Verdi. L’adrenalina, come al solito in questi casi era a mille: dovevamo immortalare i “volti” della mafia di “provincia!”

Escono gli arrestati, giovani, atletici e incredibilmente timidi. Si coprono la faccia in un modo accurato. Noi scattiamo a raffica, cercando di mettere in evidenza il volto ma non riusciamo. “Guarda questi come si nascondono”, pensiamo, non succedeva spesso, a volte si, ma normalmente qualcuno più spavaldo c’era e addirittura sovente salutava noi e i familiari…

Finito il “servizio”, entriamo in caserma per recuperare le foto segnaletiche ufficiali. Ed è lì che accade l’incredibile.

Mentre aspetto che mi consegnino le foto da riprodurre, mi passano accanto due tizi… vestiti identici ai “mafiosi” che avevo appena finito di fotografare sulle scale. Stessi jeans, stessa giacca. Mi strofino gli occhi, li guardo meglio e…. cazzo, ma sono carabinieri!

Lo shock è totale. Li guardo e penso: “Ma questi non sono i mafiosi, sono quelli di prima!”.

Il mistero viene svelato subito dopo in maniera informale da un maresciallo dell’Arma: “io non ti ho detto niente”, ma per un “disguido logistico”, i veri arrestati erano già stati spediti al carceere dell’Ucciardone con le “Gazzelle” e non potevano più tornare indietro solo per i flash perchè erano già stati presi in consegna dalla penitenziaria e “immatricolati”. E siccome la stampa non poteva restare a bocca asciutta, ecco messa in scena, la recita: colleghi che “arrestano” colleghi a favore di obiettivo.

In quegli anni di piombo in Sicilia, la realtà superava spesso la fantasia. Quello che doveva essere il grande colpo giornalistico si era trasformato nella più incredibile (e involontaria) candid camera della mia carriera.

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