Guardate l’immagine che accompagna questo post. È una vecchia diapositiva, ma racconta una storia terribile e maledettamente attuale. Quello che vedete è un Kalashnikov. Per la precisione, è l’ultimo fucile mitragliatore di questo tipo sequestrato a Palermo nel maggio del 1996, scovato in un arsenale micidiale sotterrato in contrada Giambascio, a San Giuseppe Jato, nella disponibilità di Giovanni Brusca. Se guardate bene il calcio dell’arma, noterete lo stemma croato: arrivava direttamente dalla guerra dell’ex Jugoslavia.
Il Kalashnikov a Palermo fece la sua prima comparsa nel 1981, provato dai killer di Totò Riina contro la vetrina della gioielleria Contino in via Libertà, vicino via delle Croci prima di essere usato per uccidere il capomafia Salvatore Inzerillo e segnare la sanguinosa ascesa dei Corleonesi. Da quel momento, quell’arma è diventata il simbolo del potere militare della mafia stragista.
Dopo la cattura dei grandi boss e la scelta della mafia di “inabissarsi” — smettendo di fare rumore ma continuando a fare affari sottotraccia — per 30 anni queste armi da guerra non si sono più viste.
Fino ad oggi.
Sono profondamente preoccupato. Il Kalashnikov, il “Pocket coffee” è tornato, e lo ha fatto contemporaneamente sia a Palermo che a Catania. Cosa significa questo? Gli inquirenti hanno recentemente arrestato otto esponenti della criminalità locale (i cosiddetti “scafazzati” dello Zen e della Palermo occidentale), ritenuti responsabili di gravi crimini estorsivi tra San Lorenzo, Carini e Isola delle Femmine.
Ma c’è un dettaglio inquietante: le persone sono state arrestate, ma i Kalashnikov non si trovano.
Da testimone diretto che ha vissuto quegli anni e che ha la memoria lunga, mi rivolgo direttamente agli investigatori e alle forze dell’ordine: trovate quelle armi. Lì si nasconde la chiave di tutto. Il Kalashnikov deve scomparire per sempre dalla nostra terra. Non c’è più spazio, non può più esserci tempo per la violenza militare in Sicilia. Sconfiggere e disarmare quest’ala pericolosa significa tagliare la testa al ritorno del terrore.
Sbrigatevi!
