Il San Pietro umano di Roberto Benigni

Articolo di Gordiano Lupi

Un Benigni lontano anni luce dai tempi di Televacca e Berlinguer ti voglio bene, pure da Tu mi turbi, nel quale aveva affrontato l’argomento religioso – dai miracoli al piccolo Gesù che cammina sulle acque – da un punto di vista ironico. Un Benigni cresciuto, sia come uomo sia come attore, Premio Oscar con La vita è bella, autore completo, comprende che non può più limitarsi alla farsa e alle battute sboccate da toscanaccio di Vergaio. Un Benigni che adesso si dice cristiano – persino cattolico – e che forse lo è sempre stato senza saperlo (un po’ come Pasolini), con tutti i suoi dubbi, con tutte le sue imperfezioni. Un po’ come il suo Pietro, che in parte sembra autobiografico da quanto è zeppo di difetti umani. Benigni racconta la vita e le opere di Pietro, al tempo stesso spiega il Vangelo, come se fosse un prete all’altare nel momento dell’omelia, diffonde la parola di Cristo, soprattutto lancia un messaggio d’amore in un paese in guerra. Pietro è il simbolo di un uomo fragile, pieno di indecisioni e contraddizioni, un uomo che sente la fede vacillare in continuazione, che si lascia confondere dai dubbi. Pietro è colui che si addormenta quando dovrebbe proteggere, il discepolo che rinnega tre volte per salvarsi la vita, il cristiano che fugge da Roma ma decide di affrontare le sue responsabilità quando gli appare Gesù, comprende che anche lui dev’essere crocifisso, ma capovolto, per sua stessa volontà, per non paragonarsi al Signore. Benigni racconta in un monologo intenso e accorato, ma lieve e scorrevole come se fosse una chiacchierata tra amici, la vita di un uomo che si è lasciato conquistare dall’amore di Cristo e che ha accettato una vita secondo le regole dell’amore. Pietro non riesce a confessare di amare Gesù, sa dire soltanto che gli vuol bene, la parola amore è molto impegnativa, troppo complicata. Benigni crede che Pietro abbia compreso la grande portata del messaggio di Cristo soltanto in punto di morte. Un amore complicato da mettere in pratica, perché se è abbastanza semplice amare l’amico, non è la stessa cosa amare il nemico che offende, percuote e minaccia. La rivoluzione culturale del Cristianesimo sta nella predicazione dell’amore assoluto, da praticare anche nei confronti di chi ti odia e vorrebbe crocefiggerti. Nessuna religione aveva mai osato sostenere un’idea simile. Il messaggio d’amore che Benigni rivela al pubblico sembra ancor più rivoluzionario nel periodo storico che stiamo vivendo. In un mondo dove tutti parlano di guerra, di armi, di difesa attiva, di un nuovo “si vis pacem, para bellum”, Benigni si confessa cristiano e accetta il messaggio di un amore infinito. Un monologo bellissimo, intenso, recitato senza una pausa, in modo partecipe e commosso. Una grande prova d’attore e d’autore. Visto su Rai Uno il 10 dicembre 2025 – pieno tempo di Natale – sempre disponibile su Rai Play. Se ve lo siete perso merita un paio d’ore della vostra attenzione. Benigni è uno dei nostri ultimi grandi autori.

Related Articles