Abito in te nell’assenza
Nella presenza metapsichica
Tu mi abiterai sempre
(TheoScalzo44)
Prima di entrare dentro le righe del romanzo di Lella Scorza, vorrei guardare un po’ cosa dice la psicologia sull’amore. Questo libro ha come base il grande sentimento che fin dai tempi più remoti ha suscitato interesse da parte dei filosofi, poeti, e poi da parte della psicologia e delle scienze che si occupano di emozioni. L’amore e l’innamoramento vengono associati ad un organo ben preciso: il cuore. Basti pensare a San Valentino,
La festa degli innamorati: bigliettini a forma di cuore, cioccolatini a forma di cuore, gioielli a forma di cuore… cuori ovunque! Ma perché il cuore è il simbolo dell’amore, se la scienza ha dimostrato, ormai da tempo, che “il centro operativo” dell’innamoramento è il cervello? Questa associazione risale ai tempi in cui non c’era una conoscenza approfondita dell’anatomia umana e di tutte le sue funzioni, sue soprattutto del cervello, che rispetto al cuore è qualcosa di meno palpabile.
Il centro della questione è proprio qui: il cuore è qualcosa che possiamo sentire. Quando siamo innamorati, l’accelerazione del battito cardiaco è qualcosa che avvertiamo distintamente nel petto e che associamo subito alla persona amata: “mi fa battere forte il cuore!”. Ma le reazioni che suscita l’amore sino orchestrate dal cervello. A livello cerebrale, nelle prime fasi dell’innamoramento, si innescano una serie di reazioni complesse che possiamo riassumere secondo un meccanismo on-off: per alcune aree la cui attività aumenta, ce ne sono altre che, diametralmente, si depotenziano. Quando ci innamoriamo, il cervello produce enormi quantità di Dopamina, un neurotrasmettitore correlato alle sensazioni di piacere, ricompensa, desiderio, eccitazione ed euforia (non a caso è lo stesso neurotrasmettitore implicato nelle dipendenze), che ci permette di sentirci così bene insieme alla persona amata e di aver voglia di sentirla e vederla quando siamo lontani.
Una volta superata la prima fase dell’amore, quella delle farfalle nello stomaco e del batticuore, intervengono Ossitocina e Vasopressina, due neurotrasmettitori che svolgono funzioni essenziali in questa seconda fase: sono responsabili delle sensazioni di tenerezza, vicinanza e attaccamento, spingendoci alla fedeltà verso il partner e favorendo così la formazione di un legame unico e stabile, cioè la coppia; aumentano la produzione di endorfine, che a loro volta favoriscono la sensazione di benessere e rilassamento, che fungono da rinforzo positivo. Questa è solitamente la fase in cui si stabilizza la relazione, e ci si trova ufficialmente in una coppia collaudata. Quando la coppia è collaudata avviene una sorta di alchimia che dovrebbe lasciarsi nel suo mondo misterioso senza troppo ragionamento. Immaginiamo una donna a metà strada tra i quaranta ed i cinquanta anni, che si ritrova, dopo varie peripezie, a restare vedova con a carico tre figli e una casa. Senza spoilerare l’essenza delle pagine, perché deve scoprirle il lettore, voglio aggiungere che donne come Lella, sono dotate di una forza sovraumana, probabilmente lei non è consapevole, ma avendo vissuto, in parte, quella realtà, ancora oggi, a distanza di venticinque anni, sento quel magone che fa fatica a trattenere le lacrime. Se avesse dovuto scrivere tutta la sua storia, beh, immaginate una pagina al giorno per quasi mezzo secolo.
Dalla percezione della solitudine, alla totale chiusura delle emozioni, per ritornare sempre più fameliche, ma lei non demorde, lotta con quel mostro che vuole divorarla poco per volta. Durante la notte si ritrova protagonista di sé stessa, e nel totale silenzio lascerà parlare la propria anima, carta, penna e la voce interiore che sviscera tutto il dolore, fino a che accetterà il suo vissuto come un segno prestabilito, ineluttabile. Lella ha concesso alla sofferenza tanto spazio, quello spazio disabitato, così che quel dolore non ha più potere, decidendo di andarsene, lasciando, appunto, quella assenza abitata dai ricordi che ha consegnato ai fogli quali custodi del sacri-ficio, della morte, e della resurrezione. I fogli sono l’Imeneo che trasforma il coro nella voce del canto poetico. Questa narrazione, di stampo sveviano, ma con la nota della speranza, della fiducia verso un futuro migliore… che accadde dopo molti anni. Il prologo apre con una frase incisiva, soprattutto vera: “La vita, a volte si spezza senza avvertire… e nell’ultima pagina si legge: “Nessuna conclusione grandiosa: solo la consapevolezza che nonostante tutto, sono ancora in cammino. Ed è già abbastanza…
L’autrice è riuscita a oltrepassare l’atrocità del dolore, a costruire o a ricevere il destino rivedendone alcune parti, però si affida al cammino, dove realtà e magia si intrecciano giorno dopo giorno.
