Questa che vedete, pubblicata qui sia in negativo che in positivo, è la prima fotografia che ho scattato quel drammatico 23 maggio 1992 sul luogo della strage di Capaci.
All’epoca non c’erano gli smartphone, nessuno poteva improvvisarsi reporter. Noi del mestiere avevamo le macchine fotografiche e pellicole sempre appresso, come un’estensione del braccio. Quel giorno arrivai per primo sul posto insieme al redattore dell’ANSA Franco Nuccio. Fu lui a dirmi di correre a sviluppare e inviare subito lo scatto per immetterlo nel circuito internazionale.
La pellicola era una Ilford HP5 Plus, fotogramma 26-26A. Questa immagine fece letteralmente il giro del mondo, finendo sulle prime pagine di tutti i quotidiani l’indomani, il 24 maggio.
Perché ve la mostro oggi?
Perché dopo 34 anni da quel giorno, quella stessa Croma bianca blindata che vedete accartocciata tra le macerie è tornata a Palermo. Oggi è esposta al Museo del presente di Palazzo Jung, in via Lincoln, fruibile da chiunque voglia andare a vederla.
Voglio fare un appello, soprattutto ai giovani: andateci. Andate a guardare con i vostri occhi cosa è stata capace di fare la mafia. E poi riflettete su cosa, spinto dalla rabbia e dal dolore del popolo, è riuscito a fare lo Stato.
Uno Stato che purtroppo, però, ha dovuto aspettare altri 57 giorni e piangere anche Paolo Borsellino prima di trovare la forza di “tirare le orecchie” a se stesso, reagire e iniziare a sconfiggere seriamente la “Cosa nostra”, la mafia stragista capeggiata da Totò Riina.
Ma c’è una coincidenza straordinaria, quasi un segno del destino al ritorno di questa Fiat Croma a Palermo. Proprio nei giorni in cui la blindata di Falcone faceva il suo ingresso al museo, lo Stato attraverso la Procura della Repubblica e i carabinieri, ha arrestato 22 persone.
Esponenti di una nuova generazione criminale che stavano tentando di riorganizzarsi, di ricostruire quella stessa mafia oppressiva partendo dalle vecchie regole del terrore: il ricatto del pizzo e la violenza delle armi e dei Kalashnikov, (il Pocket coffee) fucile d’assalto preferito dalla feccia mafiosa, che sono tornati prepotentemente a farsi sentire in città.
Il fatto che questo altro pezzo di mafia sia stato smantellato proprio in concomitanza con l’arrivo dell’auto del giudice, ci ricorda una verità fondamentale: la battaglia non è finita.
Le cose non devono e non possono tornare indietro. Questi arresti dimostrano che noi, i cittadini , il governo e le istituzioni devono mantenere la guardia sempre altissima, mostrandosi forti, vigili e implacabili, affinché quell’orrore non possa ripetersi mai più.
