Elena Del Pozzo: ancora un piccolo angelo che non è più tra noi

Articolo di Antonino Schiera

È di queste ore la notizia dell’ennesimo gravissimo fatto di sangue che vede protagonista in negativo una madre che in questo caso sopprime la vita della propria figlia di quasi 5 anni. Quello che sembrava un rapimento, nel tentativo perverso dell’assassina di discolparsi, si è rivelato invece un omicidio, atto di per sé mai giusticabile, ma che assume connotati ancora più gravi quando a perpetrarlo è un genitore, in quanto nessun filtro, nessuna barriera di protezione può intervenire nel rapporto filiale a meno che non ci siano dei gravissimi precedenti. A detta dei familiari la mamma di Elena, Martina Patti di anni 23, aveva mostrato qualche segno di aggressività nei confronti della figlia, ma non tali da giustificare un allontanamento. Come sempre in questi casi, oltre ad appurare la sequenza dei fatti, gli inquirenti hanno l’obbligo e la necessità di stabilire il movente. Ci sarà un lungo processo e per potere comminare la giusta pena all’imputata, è necessario che tutto sia chiaro e supportato da prove e testimonianze.

Riguardo il movente ritengo che vada ricercato all’interno delle relazioni familiari della signora, tenendo conto della sua psiche. La cronaca ci dice che Martina Patti aveva generato la bimba con un uomo dal quale si era separata ed entrambi si stavano ricostruendo una nuova vita anche nella sfera sentimentale. Va da sé che la bambina divideva la sua vita anche con i familiari del papà, frequentava un asilo, dove la bimba è stata immortalata un’ultima volta dalle telecamere in un falso abbraccio della mamma che andava a prenderla. Una falsa esternazione d’affetto, in quanto sembra che l’omicidio sia stato premeditato.

Ma cosa può essere successo nella mente della signora a tal punto da portarla a sopprimere la vita della figlia? Si suppone che alla base del gesto ci sia una forte gelosia nei confronti della figlia molto affezionata ai nonni, agli zii paterni e cosa ancora più grave dal punto di vista dell’assassina, alla nuova compagna del marito.

Suppongo che nella bimba stavano prevalendo gestualità, comportamenti, somiglianze somatiche troppo affine alla parte avversa divenendo, pertanto agli occhi della madre, un’estranea che non ricalcava il suo modo di interpretare la vita. La bimba crescendo avrebbe rappresentato un ostacolo alla realizzazione della sua esistenza, obbligandola a un continuo confronto e a una continua frequentazione con il papà, la sua nuova compagna e i suoi familiari.

Disagio, voglia di vendetta e punizione che si sono combinati in un deleterio e mortale crogiolo di pensieri nefasti, che hanno portato al gesto estremo, irreparabile e naturalmente in nessun modo giustificabile.

Claudio Mencacci, direttore emerito del Dipartimento di Neuroscienze all’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera: “Ogni anno in Italia vengono uccisi da un genitore circa 25 bambini.

Tra le pareti di casa possono esserci abusi, violenze e non sempre riusciamo a percepirli. Nel nostro Paese, – continua Claudio Mencacci – ai Servizi di salute mentale viene destinato il 3,2% del Fondo sanitario, contro la media del 10% nei Paesi europei ad alto reddito. Andrebbe creata un’Agenzia nazionale che coordini gli interventi di prevenzione per la salute mentale, a partire dalle donne incinte e gli adolescenti”. In un articolo di qualche mese fa “Quando i genitori uccidono i propri figli: riflessioni su due fatti di cronaca” pubblicato in questo sito d’informazione, ho già affrontato l’argomento in seguito a due gravi fatti di cronaca.

L’analisi in generale delle cronache evidenzia il fatto che rari purtroppo non sono i genitori che cedono al complesso di Medea, riferito a ciò che a volte succede dopo una separazione o un divorzio, nel momento in cui un genitore mette in atto comportamenti finalizzati a distruggere la relazione tra l’altro genitore e i figli, come diretta conseguenza della fine del rapporto tra marito e moglie. Una sorta di vendetta finalizzata a generare dolore che purtroppo prevarica il sentimento affettivo che dovrebbe avere sempre la meglio.

Gabriele Celesti avvocato della signora Martina Patti ha dichiarato all’AGI chiederà, come spesso succede in questi casi, che chiederà una perizia psichiatrica nel tentativo di conoscere le condizioni psichiche dell’assistita. Comunque vada una giovane vita nel pieno della propria esistenza è stata soppressa generando dolore e sofferenza nei familiari e nell’opinione pubblica, un calvario che sarà lungo, caratterizzato da cerimonie funebri, dibattimenti processuali, carte bollate, per una storia che doveva avere un altro svolgimento.

Riposa in pace Elena, ricordando il piccolo Samuele Lorenzi, Cogne; il piccolo Loris, Santa Croce di Camerina; la piccola Vittoria, Valfurva; la piccola Edhit, Cisliano; la piccola Benedetta, Carovigno; i piccoli Matteo e Davide, Aosta una sintesi di una lunga scia di sangue che ha causato 480 bimbi uccisi dai propri genitori negli ultimi venti anni.

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