“Ferrari”, un film interessante anche per chi non è appassionato di Formula Uno

Articolo di Gordiano Lupi

Ferrari di Michael Mann non racconta l’ascesa di Enzo verso il successo, ma un momento preciso di crisi: l’estate del 1957. Il regista mette in luce la doppia vita di Ferrari, che gestisce una seconda famiglia con Lina Lardi all’insaputa della moglie Laura, racconta il dramma ancora aperto per la morte del figlio Dino, stroncato a 24 anni dalla distrofia muscolare e il problema del figlio naturale (Piero), da riconoscere. La pellicola ci riporta alla fine degli anni Cinquanta con una perfetta ambientazione a livello di scenografia e costumi, al tempo stesso il regista fa capire quanto fosse pericoloso gareggiare su mezzi da corsa, soprattutto in competizioni che si tenevano su strade normali, come la Mille Miglia. Il film è girato a colori con una fotografia desaturata e vintage, adeguata per restituire l’Italia degli anni Cinquanta, i problemi economici e lo sviluppo aziendale sull’orlo del fallimento. Erik Messerschmidt esegue il suo compito da grande professionista. Mann, che è un regista d’azione, si produce in effetti speciali grandiosi con incidenti rappresentati con crudo realismo e sensazionali riprese delle corse su strada. La sequenza del clamoroso incidente di Alfonso De Portago a Guidizzolo durante la Mille Miglia del 1957, che costò la vita al pilota, al navigatore e a nove spettatori a bordo strada, è il fulcro tragico del film. Adrian Driver, l’attore che interpreta Ferrari, è ben calato nella parte, porta sulla scena il patron della casa di Maranello con pregi e difetti, così come il regista non fa sconti a nessuno ma racconta una storia di vita italiana, tra luci e ombre. Penélope Cruz è intensa e coinvolgente nel ruolo di moglie tradita che un tempo ha amato il suo uomo. Sceneggiatura che non fa una grinza, basata su un solido soggetto tratto dal romanzo Enzo Ferrari: The Man and the Machine di Brock Yates. Il montaggio di Pietro Scalia poteva essere migliorato perché 130 minuti di pellicola sono eccessivi, il film avrebbe guadagnato in scioltezza sintetizzando alcune (lunghe) sequenze di corse su strada. Interessante la costruzione in flashback per accennare ai ricordi del passato della famiglia Ferrari, così come risulta adeguato l’uso del ralenti. Presentato in Concorso alla 80ª Mostra del Cinema di Venezia. Un film da vedere, interessante anche per chi non è appassionato di Formula Uno, perché racconta la storia di un uomo che ha rappresentato un’eccellenza italiana e compone un intenso e coinvolgente affresco d’epoca.

Regia: Michael Mann – Soggetto: Enzo Ferrari: The Man and the Machine di Brock Yates. Sceneggiatura: Troy Kennedy Martin, Michael Mann. Fotografia: Erik Messerschmidt. Montaggio: Pietro Scalia. Scenografia: Maria Djurkovic. Costumi: Massimo Cantini Parrini. Musiche: Daniel Pemberton. Produttori: Michael Mann, P.J. van Sandwijk, John Lesher, Marie Savare, Thomas Hayslip, Andrea Iervolino, John Friedberg. Genere: Biografico. Durata: 130’. Interpreti: Adam Driver (Enzo Ferrari), Penélope Cruz (Laura Dominica Garello Ferrari, la moglie), Shailene Woodley (Lina Lardi, l’amante), Gabriel Leone (Alfonso De Portago), Jack O’Connell (Peter Collins), Patrick Dempsey (Piero Taruffi), Sarah Gadon (Linda Christian), Giuseppe Festinese (Piero Lardi, figlio), Michele Savoia (Carlo Chiti, ingegnere Ferrari), Lino Musella (Sergio Scaglietti, carrozziere), Alfredo Benedettini (Alfredo “Dino” Ferrari adulto), Gabriel Noto (Dino a 7 anni), Daniela Piperno (Adalgisa Ferrari, madre di Enzo).

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