La mia Africa è qui: lo scatto dimenticato che predisse il miracolo di Biagio Conte

Articolo di Franco Lannino

Ci sono momenti in cui un vecchio fotoreporter capisce di essersi trovato davanti ad un evento storico solo molti anni dopo, quando riguardando un negativo si accorge di aver catturato l’istante preciso in cui un’idea diventò realtà. Questa fotografia l’ho scattata io nel 1990, alla Stazione Centrale di Palermo, ed è un frammento di una storia che allora sembrava quasi un mistero da cronaca nera. ​Ero lì con il giovane collega Sandro Tito che se n’è andato troppo presto. Eravamo sulle tracce di un ragazzo di buona famiglia, figlio di un costruttore benestante, che nel 1989 era letteralmente svanito nel nulla. Il suo caso era finito persino a “Chi l’ha visto?”: si sapeva solo che si era messo in cammino verso le terre di San Francesco insieme a un cane che aveva chiamato Libertà. Quando ricevemmo la segnalazione della sua presenza in stazione e lo incontrammo, non trovammo un ragazzo smarrito, ma un uomo che aveva appena trovato se stesso.

​In questo scatto Biagio Conte era solo un ragazzo all’inizio della sua missione. Non aveva nulla: non c’erano ancora i furgoni, non c’erano le grandi strutture della Missione speranza e carità che avrebbero cambiato il volto di Palermo. Lo trovammo così, con quel borsone in spalla carico di bottiglie d’acqua e qualche genere di conforto, mentre si muoveva tra i binari per aiutare gli sbandati e i senzatetto durante le sue ronde notturne. Ricordo che allora si parlava di lui come di un potenziale missionario per l’Africa, ma fu lui stesso a chiarire: disse che la sua Africa era qui, tra i marciapiedi di Palermo.

​Vederlo oggi, in questa foto in bianco e nero, fa un certo effetto. È l’immagine di un uomo che, prima di diventare quel gigante di carità che tutti noi abbiamo pianto il 12 gennaio di tre anni fa, ha iniziato il suo cammino nel silenzio e nella povertà più assoluta. Oggi che Biagio è considerato da tutti in odor di santità, custodisco questo scatto non solo come un documento professionale, ma come la testimonianza di quando un giovane uomo decise di farsi ultimo tra gli ultimi, proprio davanti al mio obiettivo.

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