La prima volta che morì il boss Santapaola. Storia di un’atroce vendetta

Articolo di Franco Lannino

Questa bella fotografia scattata da Michele Naccari all’aula bunker dell’ucciardone, ritrae Grazia Minniti, che era la moglie del capomafia catanese Benedetto (Nitto) Santapaola. Era venuta a vedere il marito ascoltato in qualità dei imputato nello stralcio del maxiprocesso che riguardava gli omicidi di Carlo Alberto Dalla Chiesa e Boris Giuliano. La Minniti fu colei che aprì la porta ai poliziotti che vennero ad arrestare il marito a Mazzarrone un anno prima. La stessa Minniti un anno dopo essere stata immortalata in questo scatto aprirà un’altra porta, questa volta al pentito Pippo Ferone, detto “‘u cammisiedda” che le sparerà a bruciapelo un intero caricatore di revolver uccidendola sul colpo. Ferone che nel 1995 era sotto protezione, quindi in teoria guardato a vista, la uccise per vendicarsi del fatto che anni prima Santapaola non fece nulla per evitare che uomini del suo clan gli uccidessero il padre e il figlio. Agli inquirenti che lo arrestarono disse “doveva provare cosa significa perdere i familiari stretti”. Cosima Santapaola, la figlia del boss, era in casa quando la madre fu massacrata, e fu risparmiata perché il killer fu “disturbato” da qualcosa.

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