Il cimitero a cielo aperto: l’eroina che cancellò una generazione a Palermo

Articolo di Franco Lannino

Ci ho pensato molto prima di pubblicare questa foto. È un’immagine dura, disturbante, terribile. Ma è la fotografia esatta della realtà con cui Palermo ha dovuto convivere per quasi vent’anni. Un’istantanea dal “mattatoio” dell’eroina.

​Oggi si parla tanto, giustamente, di Fentanyl e delle nuove droghe sintetiche. Ma chi ha vissuto la Palermo degli anni ’80 e ’90 sa che le nostre strade erano un cimitero a cielo aperto per migliaia di ragazzi.

Centinaia di giovani vite spezzate ogni anno, una generazione quasi cancellata che non ha mai avuto la possibilità di diventare adulta.

​Guardate questa immagine nella sua tragicità, c’è una solitudine che toglie il fiato. La sigaretta ancora tra le dita irrigidite, i vestiti riposti di lato, le scarpe accoppiate con cura. E poi, quel dettaglio che stringe il cuore: qualcuno, con un ultimo e disperato gesto di pietà umana, ha coperto il volto e il corpo di questo ragazzo con dei fogli di giornale. Per restituirgli, nell’orrore della fine, un briciolo di dignità.

​Questo era quello che vedevano i nostri occhi. Questo era il lavoro quotidiano, devastante e doloroso, che svolgevamo in quegli anni.

​Condividere questa memoria significa fare un atto di giustizia verso chi è stato dimenticato, verso una città che ha sanguinato non solo per gli omicidi di mafia e le bombe, ma anche per la piaga invisibile delle tossicodipendenze.

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