Ci ho pensato molto prima di pubblicare questa foto. È un’immagine dura, disturbante, terribile. Ma è la fotografia esatta della realtà con cui Palermo ha dovuto convivere per quasi vent’anni. Un’istantanea dal “mattatoio” dell’eroina.
Oggi si parla tanto, giustamente, di Fentanyl e delle nuove droghe sintetiche. Ma chi ha vissuto la Palermo degli anni ’80 e ’90 sa che le nostre strade erano un cimitero a cielo aperto per migliaia di ragazzi.
Centinaia di giovani vite spezzate ogni anno, una generazione quasi cancellata che non ha mai avuto la possibilità di diventare adulta.
Guardate questa immagine nella sua tragicità, c’è una solitudine che toglie il fiato. La sigaretta ancora tra le dita irrigidite, i vestiti riposti di lato, le scarpe accoppiate con cura. E poi, quel dettaglio che stringe il cuore: qualcuno, con un ultimo e disperato gesto di pietà umana, ha coperto il volto e il corpo di questo ragazzo con dei fogli di giornale. Per restituirgli, nell’orrore della fine, un briciolo di dignità.
Questo era quello che vedevano i nostri occhi. Questo era il lavoro quotidiano, devastante e doloroso, che svolgevamo in quegli anni.
Condividere questa memoria significa fare un atto di giustizia verso chi è stato dimenticato, verso una città che ha sanguinato non solo per gli omicidi di mafia e le bombe, ma anche per la piaga invisibile delle tossicodipendenze.
